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venerdì 19 gennaio 2018 09:00:00

Suo padre era André Noblet, l'uomo che per quarant'anni (dal 1946 al 1985) era stato chef de cave (responsabile della cantina) e chef de culture (responsabile dei vigneti) a Vosne-Romanée, tra le vigne e le botti del Domaine de la Romanée-Conti; sua madre aveva lavorato tra quei filari per venticinque anni. Con due genitori così, per Bernard non è stato difficile scegliere il proprio mestiere; o forse lo è stato parecchio. Il giovane, comunque, dopo avere affiancato il padre nel 1978, dal 1986 finirà per prendere il suo posto come chef de cave, e tale rimarrà per un trentennio. Il posto di chef de culture, invece, passerà a Gérard Marlot, fino al 2007, quando cederà il passo a Nicolas Jacob. Ha quindi il clamore un po' commovente di certe grandi notizie l'imminente ritiro di Bernard: dopo settant'anni: al Domaine de la Romanée-Conti non ci sarà più un Noblet a girare per i corridoi dell'azienda. Il suo posto verrà preso dal giovane Alexandre Bernier, già braccio destro di Noblet negli ultimi otto anni. 37 anni, un BTS (Brevet de technicien supérieur) in viticoltura ed enologia, e una esperienza trascorsa al Domaine Chanson Père et fils a Beaune, Alexandre dovrà reggere le aspettative di settant'anni di tradizione familiare. 

Ciò che non cambia, invece, è la filosofia aziendale, da sempre orientata al primato del vigneto e alla reciproca collaborazione. Parola di Aubert de Villaine: il suo "non separiamo la vite e il vino!" è già un programma completo.  "Abbiamo la fortuna  - continua senza tanti giri di parole - di non avere quei winemakers che spadroneggiano in cantina. In Borgogna tutto parte dalle decisioni prese in vigna, che indirizzano molte delle cose in seguito riguardanti la vinificazione e la maturazione". Del resto, l'uso dell'italiano ha privato il vecchio latino "cultura" del suo dignitoso abito di terra: dopo l'estremo tentativo di Carducci, una vocale separa ormai l'agreste coltura dalla più aerea cultura. La Francia, invece, ha lasciato che "culture" continuasse a significare entrambe le cose; il primato della terra è il primato del sapere. Una lezione che varrebbe la pena imparare.

Gherardo Fabretti

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)