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mercoledì 28 gennaio 2015 15:45:00

Ci è capitata tra le mani una bottiglia di Isonzo del Friuli Chardonnay Rive Alte 2005, prodotto dall’Azienda Agricola Ronco del Gelso di Cormons. Messa in questo modo si tratterebbe dunque, per la dizione Rive Alte, dell’indicazione di una specie di sottozona, se non di un vero e proprio vigneto.

La cosa ci ha incuriosito, così abbiamo occhieggiato sul sito dell’azienda e abbiamo scoperto che è nella loro filosofia mantenere in cantina, certi vini della loro linea produttiva, per le verifiche degustative con il progredire delle stagioni, e siccome son lì beatamene cullati… perché no, anche per venderli.

Questo Rive Alte Chardonnay 2005 però non è riportato tra i disponibili. Il vigneto Rive Alte ha suolo calcareo, ricco di ghiaia, quindi terreni d’una magrezza estrema, asciuttissimi, capaci di dare il meglio di loro stessi nel nutrire le radici dei vitigni bianchi, al resto ci pensa la competenza di Giorgio Badin: patron ed enologo.

Oggi giorno il Rive Alte ha preso in nome di Settevigne, per cui questa bottiglia potrebbe essere specie di rarità, pur nella non lunga vita dell’azienda, datata 1988 come imbottigliamento, forse 1987 come vendemmia.

L’intenzione è sempre stata quella di fare dei vini che durassero nel tempo, convinti – loro – che il meglio di un bianco non è di certo nei primi cinque anni dell’evoluzione, figuriamoci di quello che fa vendemmia-vendemmia.

Il Rive Alte Chardonnay di Ronco del Gelso 2005 ha in corpo il 14% di alcol. Questo ci dà un po’ di preoccupazione, perché potrebbe aver preso il sopravvento su tutti gli altri ingredienti e creare un senso di avvampante fuoco. Procediamo!

Colore bello come il sole. Si può dire? Vero? Oro solare! Movimento fluidamente denso. Impatto olfattivo molto rassicurante perché niente di irruento da alcol esce allo scoperto. Netta è la sponda olfattiva terziaria, però non a tono ossidativo, e quello che sorprende,  è l’assenza di ridotto. Finissima è la proiezione odorosa della marmellata che sembra d’ananas, anzi è ananas sciroppata (qualcuno ha giustamente osservato che la marmellata di ananas…!?). Desta molto interesse olfattivo quel non so che di ruspante distillato di prugna bianca, di paglia secca, di propoli, di cera d’api, di pan brioche, di sfumatissimo tabacco e leggera liquirizia. Al palato è la vellutata morbidezza che domina il volume della consistenza liquida, l’alcol riesce a non dimensionarsi in potenza perché c’è una sapidità abbondante con ancora una discreta acidità; questa combinazione garantisce una lunga persistenza aromatica e una chiusura elegante e aristocratica. Nove anni dalla vendemmia, dall’imbottigliamento non sappiamo, di certo il tempo ha poco scalfito lo spirito che anima la piana dell’Isonzo, a testimonianza che quel suolo può dare grandi cose, cose che durano, come questo vino.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)