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giovedì 14 gennaio 2016 15:00:00

Lunedì scorso finalmente e bene ho concluso un percorso che avevo sognato per anni. Da qualche tempo medito qualche risposta efficace a tutti quelli che, generalizzando e parlando senza cognizione di causa, pensano ai corsi per sommelier come a degli studi su come andarsi a ubriacare, a diventare alcolizzati ecc. Sono battute che non fanno minimamente ridere, anzi, disturbano notevolmente perché non tengono conto dell’impegno fisico, mentale, economico e di tempo che un percorso simile richiede! Ciascuno nella vita coltiva le proprie passioni, e spesso queste fortunatamente sono diverse dai vizi e dalle dipendenze, e anche dal piacere fine a se stesso. Queste passioni possono rimanere tali o portare anche a una professione. Dentro il cibo (vegetale/animale) e dentro il vino c’è tutta la storia dell’umanità, la storia dell’uomo che lotta per la sopravvivenza con i mezzi di sussistenza (in questo caso i vari alimenti, ma anche ciò che questi possono fruttare a livello di rendimento economico e di sviluppo sociale) che ha a disposizione nel territorio che ha scelto come propria stanzialità. Il cibo tutto, compresi olio e vino, hanno da sempre camminato con l’uomo (fenici, greci, etruschi, romani ecc...). L’uomo migrava (talvolta conquistava, talvolta semplicemente provava ad ambientarsi) e portava con sé tutto ciò che lo faceva sentire “a casa”, faceva tanti esperimenti di adattamento personali, ma anche delle cose che aveva portato con sé e che tentava di coltivare in terra straniera. Anche in periodi bui della storia i monaci dei conventi e delle abbazie custodivano e tramandavano piante, saperi (la scrittura!), segreti medicinali, e ovviamente il vino perché prezioso strumento per officiare i riti religiosi. Ancora oggi sono visitabili abbazie circondate da immensi vigneti, un suggestivo esempio su tanti, l’Abbazia di Novacella in provincia di Bolzano, per rimanere in Italia. Approfondire il mondo del vino significa capire che da una barbatella nasce un frutto prezioso, da curare e custodire come un bambino, decidere dove farlo vivere e mandarlo a scuola (il terroir), quali e quante inclinazioni curare in lui (la potatura, il numero di gemme...), scegliere per lui una casa grande, piccola, a vetrate (botte grande, piccola, bottiglia) in cui crescere, invecchiare, morire. A prescindere dall’eccesso di metafore, il vino ha da sempre accompagnato l’uomo, e vari reperti archeologici e fossili lo testimoniano in molte parti del mondo. E alla stessa maniera il cibo. Viaggiare è conoscere i popoli attraverso la loro cucina, sviluppatasi nei millenni con le materie prime che ciascun territorio offre. Il cibo nella sua molteplice varietà ci unisce, basta essere curiosi, e anche in questo i corsi per sommelier o per degustatori di cibo/vino sono un prezioso stimolo. La nostra “povera patria”, nonostante le tante cose che non vanno, dalle strade malconce, alla scuola disastrata, alla sanità che cade a pezzi, alla perenne crisi, è invece un immenso scrigno di tesori, la perfezione gastronomica delle tradizioni regionali, la voglia di tornare alla terra a valorizzare e riscoprire le centinaia di vitigni autoctoni quasi perduti, ulivi, cereali e legumi antichi contro la globalizzazione ma anche i luoghi comuni. Ecco, i corsi mi hanno risvegliato questa voglia di conoscenza e approfondimento, a prescindere dal cosa verrà dopo il “titolo” di sommelier.

Anna Maria Coco

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)