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venerdì 16 gennaio 2015 15:00:00

Appena si nomina il Riesling è immediato il link con la Germania e l’Alsazia, e tutti a dire: senti il kerosene, no… c’è anche il petrolio, io… invece sento l’ardesia, e chi più ne ha più ne metta, a ragione e a torto, fino a sparare la polvere di cannone.

Il 2010 Praepositus Riesling dell’Abbazia di Novacella ha altro spirito, non certo, sì, nordico e freddo come i compaesani tedeschi e francesi, ma niente ha da temere da un confronto nel suo segmento commerciale. Questo teniamo a precisarlo subito.

I vigneti sono tra Varna e Bressanone, a 700 metri s.l.m., c’è tanta ghiaia nel sottosuolo, ha origine morenica e quindi avvolta da limo e sabbia, tanto che la chiamano “ghiaia limosabbiosa”. La parte enologica è condotta nel totale rispetto delle peculiarità del frutto uva, quindi tutto inox e vetro. In vigna la gran parte del raccolto è condotto a maturazione tecnologia, una piccola parte a vendemmia tardiva. Oltre all’uso di lieviti selezionati e naturali, c’è la particolarità di un residuo zuccherino intorno ai 4/5 grammi litro, che non s’avverte come sapore, tanto è lo sfarzo acido, però crea un volume vellutato di grande effetto strutturale.

Ha ancora colore che brilla di oro giovanissimo, ha freschissimi effluvi di fiori gialli: ginestra e un po’ maggiociondolo. Sorprende in eleganza il mix di frutta esotica e lo spunto fumé che tanto vira al ricordo dei colpi di scalpello sulla pietra serena. La sostanza sapida è ancora più sorprendente, perché riesce ad amalgamarsi con una freschezza al sapore di un fruttato tropicale: guava e litchi. Punge mentre lo si lascia scivolare nel palato, poi quando lo si “morde”, dà un senso di pienezza e se ne esce con estemporanei ricordi odorosi che s’allungano in erbe aromatiche e fiori di zafferano. In molti lo hanno acclamato – enologicamente – nel 2012, quando uscì; a distanza di due anni il vino s’è irrobustito in morbidezza, s’è completato nell’equilibrio dei profumi perché si sono attenuati certi toni vegetali/erbacei: s’è fatto tutto e bene, da sfiorare i 90/100.

C’è da immaginarselo ad accompagnare degli spaghetti aglio, olio e peperoncino, oppure una saporita impepata di cozze, o ancora un tortino di acciughe con pane concassé tostato e pomodoro rinfrescato da salsina citronette. Se vi capita di scorgerlo in qualche carta dei vini, non esitate a degustarlo.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)