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Rhum? Sì, ma Agricole!

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giovedì 13 agosto 2015 15:00:00

Spirits o distillati che dir si voglia stanno navigando verso acque sconosciute in fatto di tendenza di beva, eppure al loro nobiltà alcolica li fa molto meno problematici, se super prudenzialmente sorbiti, rispetto ad abbondanti e zuccherini miscugli di improvvisati bartender. Di certo hanno subito un contraccolpo non da poco nell’essere serviti a fine pasto, soprattutto se l’avventore/cliente deve mettersi in auto di lì a poco. Però le situazioni in cui si può combinare una limitazione alla prudenza legale di beva, perché si può restare a rilassarsi qualche ora dopo una frugalissima eno-libagione di mezza estate, si possono studiare con coscienza. Ebbene sarebbe il momento di non disdegnare un goccetto di Rhum Agricole: decisamente più estivo dell’altra versione melassata.

Il Rhum Agricole (la dizione Agricole è riservata solo ai prodotti francesi delle West Indies) è ottenuto dalla canna da zucchero, tagliata, poi pressata per ottenere un succo; al suo interno c’è lo zucchero, per cui c’è fermentazione per circa due-quattro giorni. Il fluido liquido ottenuto lo si distilla e resta poi in acciaio o legno per il naturale affinamento.

Il Rhum Agricole è un prodotto di nicchia, generalmente presente in versione dal colore ambrato e meno frequentemente bianco. I puristi dell’Agricole sono convinti che sia un distillato che riflette il terroir. C’è una congiunzione aromatica tra il succo spremuto della canna che s’avvia alla fermentazione, il “mosto” che fermenta e il distillato (peraltro non possono usare caramello per colorare). La versione ambrata (se vi capita provate il Vieux Clement Martinique) ha note olfattive di nocciolina e pepe nero, albicocca secca (talvolta come grigliata al forno), noce di cocco, banana flambé mischiata a toni aromatici di crème brûlée. Al palato lascia residue retro aromaticità di affumicato (non da torba), con effetto tostato e di frutti al miele senza che l’equilibrio si sposti verso lo sciroppo.

Poi c’è il bianco, una sorpresa vera. Ha profumo di limone e lime, c’è un’idea di erba fresca tagliata, un che di sale marino, di champignon e fiori di landa; al palato scivola via quasi burrosamente, insieme sapido e morbido, con un ritorno di foglia di fico e lemongrass.

Interessante è il Virgin Cane Rum Damoiseau della Guadalupe (€ 30), un vero riferimento per un Cane Rum; ha un gioco olfattivo in cui si rincorrono note dolci e acide, e l’agrumato si fa in parte buccia di limone candida e zuccherina, oppure essenza amarognola del proprio olio, come in un twist, ne esce un’idea di gusto “fresco/acciaio” dalla consistenza lemon pie. Per una beva solitaria non disdegnate di raffreddarlo, altrimenti è un buon mix alcolico per long drink alla frutta.

AIS Staff Writer

 

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