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venerdì 17 maggio 2013 15:15:00

L’uva Marselan non è molto coltivata in Italia, anzi si può dire che è conosciuta più tra gli ampelografi che tra i sommelier.

È un cross varietal che vede attori dell’incrocio il Cabernet Sauvignon e il Grenache noir. Fu creato nel 1961 da Paul Truel e prende il nome dal villaggio di Marseillan, in Linguadoca.

L’intento era quello usare la pianta per produrre abbondanti vini di qualità discreta, con struttura media e un corredo olfattivo variegatamente fruttato. I tannini, seppur abbondanti, dovevano presentarsi “soffici”, capaci di colorare intensamente un vino, che avrebbe dovuto avere un buon potenziale di affinamento. Di tutto ciò non si avverò un granché, soprattutto nell’abbondante produzione dei grappoli, così il Marselan non riuscì mai a emergere nel panorama enologico languedocien, anzi fu anche guardato con un certo sospetto, e quindi poco impiegato nei nuovi impianti.

Insomma non si può nemmeno dire che il Marselan sia un mostro di qualità, semmai un onesto interprete di una viticoltura aggredita dall’assolato clima estivo del Midi, una pianta resistente alle muffe e a tante altre malattie.

All’inizio il vino Marselan fu alquanto criticato perché taluni creduloni pensarono che dovesse offrire spunti olfattivi e un’espressione tannica modulata dalla personalità del Cabernet Sauvignon, lasciando al Grenache noir il bilanciamento alcolico e i profumi d’oliva nera, di lavanda secca e di mora di gelso che lo tipizza nel sud della Francia.

La mission del Marselan sarebbe stata quella di dare un senso diverso all’usuale e imperante Grenache noir che si ritrovava miscelato con Merlot, Cabernet Sauvigon e Syrah, per dar modo di allontanarlo dalla stereotipata dimensione meridionaleggiante delle sue caratteristiche organolettiche.

Questa joint venture avrebbe dovuto proporre delle novità enologiche, così non fu, per cui oggi ci affidiamo alla novità del Marcelan rosé.

Già entriamo nel cerchio dell’insolito parlando di rosè nel profondo Midi, figuriamoci se l’essere insolito è rappresentato da un vitigno che non è riuscito a collocarsi ai confini dei quadranti dell’ufficialità enologica delle appellazioni di origine e s’è ritagliato un rispettabile spazio come  gustoso Vin de Pays d’Oc.

In questi giorni il mercato del vino si accinge ad accogliere un curioso Marselan: un rosé.

In Guascogna fu il Domaine du Tariquet, noto per i suoi Armagnac, a piantare il Marselan, e adesso ecco apparire il rosé. Il vino è ottenuto con un breve contatto tra bucce e mosto, per macerazione, ciò consente di non attirare quegli antociani scuri e bluastri che appartengono alla personalità pellicolare del vitigno.

L’accuratezza nell’impiego delle tecniche di raffreddamento consente di ottenere un vino dal colore rosa pastello, tenue e vivace, brillante e luccicante, in altre parole ammaliante.

Ha profumi linearmente fruttati, molto caratterizzati da note di lampone e ribes rosso, corredati da un leggero profumo di glicine e un delicato tono fragrante.

Il gusto è un’altalenante, ma non oscillante, equilibrio tra timida freschezza e imperiosa sapidità, con l’effetto pseudo calorico che ha bisogno di essere guidato da una temperatura di servizio più vicina al bianco che non al rosato.

Il Marselan Rosé Domaine du Tariquet 2012 è reclamizzato come vino per l’estate, e tutto ciò che rappresenta il fresco e il leggero nel cibo vi si abbina bene: dal prosciutto e melone all’insalata di riso, dalla panzanella alle friselle al pomodoro, dagli spaghetti freddi conditi con pachino, basilico ed extravergine da Nocellara del Belice, fino al gazpacho andaluso.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)