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venerdì 5 settembre 2014 16:00:00

Non ci sono trucchi nel titolo, il Franc è il Cabernet, mentre Clos Rougeard lo è pure lui, nel senso che lo rappresenta al meglio in tutta la Francia.

Nel 1969 Charlie e Nadi s’affacciarono alla guida aziendale, proseguendo la coltura dei vigneti dei familiari che li avevano preceduti, adottando in vigna dei metodi di coltivazione artigianale e naturalmente organici, senza per questo sbandierarli ai quattro venti.

Il territorio è quella della AOC Saumur-Champigny nella Valle della Loira.

Per Clos Rougeard la raccolta è manuale, segue la diraspatura e la fermentazione in botti di legno con immersione del cappello manuale o per follatura, la malolattica è svolta tutta in barrique non di 1° vino. Il successivo allevamento può proseguire fino a 24 mesi, nel caso di questo vino sfiora i 18 mesi. Non c’è filtrazione, nemmeno brillantante e l’uso della SO2 è minimo. Il vino che esce non è il solito Franc di Saumur-Champigny da Bistrot du Vin, quel leggero e fruttatino vinello da bersi in versione sciommiottante il Beaujolais e magari anche intorno ai 12 °C.

Clos Rougeard, nel caso nostro il 2009, l’ultima annata in commercio, perché la 2010 è prevista a fine 2014: ecco questo 2009 Saumur-Champigny è un eno-divinizzatore viticolo, perché finalmente ci sveglia da quegli anestetizzanti torpori bordoleggianti che deizzano solo il Cabernet Sauvignon.

Classicissimo è  il suo rosso rubino scalfito nel bordo da spigolature vermiglie e striature ciliegia cremisi.  Ha un profumo di empirea leggiadria; niente sfondoni erbacei, no emplosioni legnose o esauste litanie tostate. C’è quel frutto, di ribes blu e nero, di ciliegia, mora di gelso e chicco di melograno che dà un tono molto ben rinfrescante all’olfatto, senza rinnegare lo spunto erbaceo, però quello scottatosi al sole, e quel quanto basta di speziatura e mineralità per non far rimpiangere l’idea di ampiezza.

Sottilissimo nel volume liquido. C’è una liquidità avulsa dal marcatore tannico, una fresca motorizzazione in versione fuoristrada fruttata (spigolature saporifere di acerbità) e una sostanza sapida che fa da sponda alla forza alcolica; chiude con un filotto sul verde tappeto di geometrie gusto olfattive già tracciate in eleganza.

Nel gioco del biliardo sarebbe un punto di sponda, questo Saumur-Champigny Clos Rougeard 2009, e il suo concorrente diretto, il Cabernet Sauvignon, si trova con la sua biglia “black 8” nel lato meno luminoso della nuova idea di eleganza.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)