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martedì 18 ottobre 2016 16:30:00

Il dibattito sul punteggio del vino tiene banco costantemente, soprattutto da quando Wine Lister ha elaborato un punteggio in millesimi, partendo però da un concetto un po’ articolato, avvitato sul fatto che il giudizio a punti dato dagli esperti manca di alcuni filtri, oppure ha filtri mal disposti, talvolta troppo fitti, altre volte a maglie larghe che non garantiscono di catturare tutto quello che di importante sta nel vino. L’assegnazione del punteggio deve allargarsi dal solo aspetto della degustazione organolettica e aggiungere situazioni come il brand, la presenza sul mercato e i fattori economici.

Perché questa nuova linfa nei punteggi? Proviamo a elaborare un po’ il passato. La prima apparizione dei punteggi sembra attribuibile all’Università di Davis in California, era il 1959, ed era espressa in ventesimi; però il boom del punteggio, questa volta in centesimi avvenne per opera di Robert Parker (prima versione 1975), esplose però con i voti dati alla vendemmia 1982 del Bordeaux. Poi giunse Wine Spectator. L’Europa del vino, dei degustatori e delle riviste subirono l’ondata.

La rivisitazione di questi centesimi di voto parte adesso dal dato numerico che tutti i vini hanno una banda di oscillazione tra 80 e 100 punti. L’altra domanda è meno organolettica e più monetaria, furono o no i punteggi che aprirono il mercato, piuttosto che avvalorare certezze di differenze qualitative?

Dire che la risposta sia facile equivarrebbe a mentire a se stessi, ma un grande interrogativo irrisolto è pur sempre presente: come può Parker o qualunque altro eno-critico quantificare la differenza che esiste tra 93 e 94 centesimi, oppure – ancora più sensibile – tra 98 e 99?

Solo con vista, olfatto e gusto? Con il potenziale di affinamento? È plausibile tutto questo? Forse con il blasone della denominazione? Se così fosse, perché Bordeaux e non Borgogna, o Barolo e Brunello di Montalcino che negli anni della crisi tra 1970 e 1978, incluso l’apice della crisi del petrolio del 1973, non erano messi peggio del vino di Aquitania. La risposta odierna sembra orientarsi sulla linea che non fosse stata una degustazione mirata alla sola sensorialità organolettica, ma spostasse il discorso sulla proiezione di investimento, scatenando una corsa verso l’altro dei prezzi mai avvenuta in precedenza. Ed ecco l’altro dilemma: cosa è accaduto in vigna e in cantina tra il 1978 e il 1982 per giustificare uno scalino dalle stalle alle stelle?

Va bene che l’82 fu eccezionale nel Bordeaux, va bene che la scoppola patita nel 1976  a Parigi, dove Stag’s Leap strappò il primo posto a Mouton-Rothschild non s’era assopita; ma un assist così prezioso e inaspettato, un americano come Parker, forse non avrebbe dovuto farlo se teneva al vino californiano. Qualcuno sta affermando che il punteggio e il successivo innalzamento dei prezzi ebbe effetti benefici sulla qualità del vino, come se in tempo di crisi economica la vigna, sensibile alla borsa, producesse grappoli incapaci di performare.

Ormai la correlazione tra quegli elevati punteggi e i prezzi è appurata, e l’asticella di chi scenderà o salirà si fissa a 88/100, con il salto in alto che sfiora i record quando si giunge a 97 e 98/100.

Ormai i punteggi sono una strategia di investimento, piuttosto che una appurata certificazione di vera differenza qualitativa, e tutto questo il web l’ha reso mondiale come informazione, da “cellartracker.com” a “liv-ex.com”, tanto per citarne alcuni.

Adesso si cerca di dare nuovo vigore al punteggio superando il 100 per passare al 1000. Ciò darà valore alle distanze dei numeri, ormai 20 su 100 è troppo poco spiegabile e ha meno risonanza di una differenza di 100, 150 punti. Se da una parte il discorso puro della degustazione del vino e del punteggio assegnato è carico di controversie non risolvibili, usare il punteggio per l’investimento è accertato. C’è però da ricordare che, finanziariamente parlando, si sono disciolti i subprime, volatilizzati i future, cancellati e/o bruciati i bond di Stato e delle banche, per cui questo punteggio resisterà ancora?

Per ora, come affermano i wine economist (forbes.com): bevi per degustazione e investi per punteggio. Durerà?

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)