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venerdì 4 dicembre 2015 16:00:00

È noto che il periodo dell’anno in cui si realizzano le vendite più preziose nel mondo del vino è quello prossimo alle feste di Natale. In quei momenti carichi di festosità familiare e non, di attenzione verso la regalistica e di personale ricerca per qualche eccentricità enologica, lo stimolo individuale di procurarsi del vino esplode. Quale sia il meccanismo che regola questa pulsione non è ancora stato individuato, però c’è una certezza, un meccanismo interiore si mette in moto. Importatori, distributori ed enoteche cercano di anticipare l’eccentricità che può caratterizzare le scelte dei clienti più o meno occasionali, e spesso il punto di partenza è l’analisi di quanto accaduto nello stesso periodo dell’anno precedente.

I dati che sono usciti da questa indagine sono abbastanza particolari, perché travolgono quelle tendenze dei prezzi calmierati o mediamente elevati che avevano caratterizzato i mesi precedenti: si torna al vino prezioso, non solo per il prezzo ma anche per la nobiltà della denominazione e/o del brand.

Nel prossimo periodo natalizio il commercio del vino sposterà la percentuale della presenza nel carrello della spesa sui prodotti dalla personalità conclamata, spaziando dal Barolo d’alto lignaggio al Brunello di Montalcino e all’Amarone, dalle Cuvée de Prestige della spumantistica italiana tra Trento e Franciacorta alle realtà bianchiste che investono oltre il Friuli Venezia Giulia, anche il Basso Piemonte, il Trentino Alto Adige e certi cru Campani. Il rosso del sud s’avvalorerà della fama dell’Aglianico del Vulture e del Taurasi,  mentre la Puglia getterà nella mischia eccellenti vini da uva primitivo. Nella versione dolce sarà un’invasione di Moscato (con la CO2) e poi i magici Picolit, i classici Vin Santo e la nuova tendenza (meno male) di Aleatico Passito e gli appassimenti naturali di Primitivo. A parte il Moscato che fa prezzo contenutissimo, tutti gli altri s’affermeranno per il matrimonio qualità/costo apicale. Così anche i Porto Vintage si faranno vivi.

Dall’estero sarà ancora una volta presente lo Champagne, in certi mercati la sua percentuale nel carrello sparkling sfiora il 63%, molto quotato è il ritorno allo Chablis e alla Borgogna, il Bordeaux resta un classico, ma è quasi visto come orientaleggiante in termini di trading. Invece tanta attrazione è garantita al Pinot Nero, anche dall’Oregon e dalla Nuova Zelanda, e negli Italians sembra scalare i gradini dell’appeal quello di Toscana. E infine come non pensare a non abbinare lo zampone e il cotechino con i neo stilizzati Lambrusco?

Insomma ce ne sarà per tutti i gusti – e per tutte le tasche –, l’importante è non interrompere il feeling con il vino, assunto come sempre con un sorbir responsabile.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)