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giovedì 5 settembre 2013 09:15:00

Questa estate c’è stato un certo movimento di opinione intorno al .G.

Era il 1950 quando un ginecologo tedesco Ernst Grafenberg descrisse e decretò l’esistenza del punto G. A quel tempo France Gonzalvez non era ancora nata e la sua famiglia non era intrigata con il mondo del vino.

Prima che nascesse France, 1987, le discussione più o meno scientifiche sul tema si sono succedute fino a quando,  agli inizi del 2012, sul Journal of Sexual Medicine è stato riportato questo trafiletto che ha valore di sentenza: «Investigazioni obiettive non sono riuscite a produrre un’evidenza forte e consistente dell’esistenza di una regione anatomica correlabile al famoso punto G». Tradotto in parole quotidiane significa che non esiste, per buona pace di donne che non lo trovavano e di uomini che si ostinavano a cercarlo.

Eppure France Gonzalvez punta tutto sul Punto G per esaltare il meglio che può dall’uva con cui si ottiene il Beaujolais.

La cosa è partita nel 2010 e destò discreta curiosità, soprattutto per l’irriverente affermazione da lei asserita di essere diventata vigneron non per scelta bancaria ma per convinzione celtica.

I blogger si sono gettati di brutto su questa affermazione, ma ancor di più sul Punto G, filosofeggiando in lungo e in largo, quasi a voler scimmiottare gli eminenti sessuologi che trasalivano parlando del Punto G (a proposito il discorso G è correlato alla sfera sessuale della donna, meglio precisare).

France ha continuato sulla propria strada enologica, estraendo il meglio possibile dalle sue vigne di 70 anni piantate in due ettari. Quel G sull’etichetta rossa era stato interpretato anche come la scoperta del punto G della combinazione evolutiva di quell’aspetto dell’enologia che trasforma lo zucchero dell’acino in alcool, in altre cose e quindi in vino.

Ma così non lo era, e nemmeno ci aveva pensato, tutto era la conseguenza del voler trovare per forza una spiegazione, un senso, eppure Vasco Rossi l’ha anche cantato: «Voglio trovare un senso a tante cose, anche se tante cose un senso non ce l’ha».

Ebbene il Punto “G” del vino di France Gonzalvez non aveva un senso, non era nato per averlo, significa semplicemente Punto Gamay.

Trattandosi di Beaujolais era, ed è, l’essere Gamay nature, l’essere Gamay con la G Maiuscola.

E quindi tutta quella ricerca del senso, addirittura per l’estate 2013 c’è chi lo aveva suggerito come graffiante e stimolante coadiuvante alla ricerca di un nuovo punto G femminile, non più plasmato sulla zona erogena, ma sull’erogeno che nasce dall’estate disinibita e canicolare, dallo spogliarsi e dal mostrarsi.

Questo Beaujolais Villages 2012 .G, di France Gonzalvez ha fatto 20 giorni di macerazione carbonica, con affinamento in cemento e legno, SO2 inferiore a 1 g/l. È un Beaujolais maratoneta, quel new style che sfrutta al meglio il granito nelle vigne e l’anzianità della pianta. Ne esce un vino che sembra colorarsi di stupendo rubino, come auto accesosi, self brillant. Potentissimo è l’impatto del suo fruttato, ciliegia scura da competizione, tanta viola mammola e dell’inconsueto, ma molto apprezzato, pepe nero. Non ha l’acidità liscia fruttata degli standardizzati nouveaux; ha un’anima un po’ selvaggia, perché no? Selvatica! Quasi riesce a costruirsi un qualcosa di tannico, di nobile sapidità, un vero e proprio nuovo .G, cioè punto Gamay. Questa France Gonzalvez è una vignaiola da non perdere d’occhio.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)