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venerdì 5 dicembre 2014 10:00:00

È risaputo e comprovato, il Porto Vintage è un’icona assoluta dello stampo enologico portoghese, la cui dichiarazione di vendemmia in etichetta non dipende dalla volontà del produttore, ma da un’articolata strutturazione legislativa, che tiene di buon conto ciò che è accaduto nei vigneti durante la fase vegetativa e di maturazione. Ne consegue che le annate Vintage non possono essere dichiarate ogni anno, per esempio le ultime sono state il 1994, 1997, 2000, 2003, 2007, poi  2009, 2010, 2011.

La dichiarazione che un’annata sia Vintage è decisa solo dopo due anni dalla vendemmia e tra i fattori che determinano la scelta il tannino gioca un ruolo essenziale, perché sta a lui garantire il potenziale di affinamento in vetro.

Infatti dopo diciotto mesi in legno, il vino è imbottigliato e da lì bisogna inserire un moto di paziente attesa perché l’integrazione tra tannino, alcol e frutto inizia a integrarsi dopo 14/15 anni di bottiglia. Dalla vendemmia 2000 ci siamo trovati a degustare il Porto Quinta do Infantado. L’azienda si trova a Chanceleiros (4 km da Pinhão) e ha 46 ha di vigneti in classe A (il che equivale a grand cru). Le uve usate per questo 2000 sono state una quindicina, maggioritariamente Touriga National, Touriga Franca e Tinta Roriz. I vini di questa azienda sono fermentati e imbottigliati nella Quinta.

Questo 2000 Quinta do Infantado s’è presentato con un abito rosso granato a trama ben fitta e con anello che sta colorandosi di mogano. Profumo molto cioccolatoso, poi confettura di ciliegia, liquirizia, mandorla grigliata, caffè: insomma un’orchestrazione olfattiva ben coesa tra frutto, spezia e tostatura, che ad una più attenta analisi lascia evaporare note di balsamiche, di croccante e nocino. Ha gusto tutt’uno in morbidezza e dolcezza, il tannino s’è già lasciato ammaliare e sedurre e scivola sinuosamente tra l’alcol e la sapidità, creando un sorso voluminizzante e sostanzioso; lungo è il finale dai ritorni olfattivi di pan di spezia, liquirizia e pan di ramerino. Come stato evolutivo lo poniamo nel secondo segmento della sua maturità, soprattutto per quello spunto olfattivo che lo avvicina ad un Tawny 10 anni.

Parlando con alcuni opinion leader del Porto tasting abbiamo discusso sul tipo di bicchiere da usare per la degustazione, che regola vorrebbe dal bevante non ampio; invece Adrian Bridge della Taylor Port ci ha indirizzato su un bicchiere con bevante abbastanza ampio da consentire un buon movimento del liquido, del tipo per vino bianco, e dobbiamo dire che non era proprio per niente male.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)