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venerdì 20 novembre 2015 10:45:00

Tra Carmignano, Artimino, Poggio a Caiano, Seano, Bacchereto e Santa Cristina non mancano di certo i poggi e i colli, non mancano le vigne da tempo immemore, addirittura si va indietro fino agli Etruschi. Questa “poggiatona” tra l’Ombrone e l’Arno s’è sempre distinta per una convivenza pacifica tra il sangiovese e i cabernet, qui arrivati in epoca medicea (o giù di lì) con il nome di uva francesca. Hanno sempre apportato un quid di esterofilo a una toscanità vinicola che in questo terroir pareva indistinta rispetto alla storicità del terziere del Chianti, come se il limite dell’appartenenza vinicola trovasse il confine con l’argentato Arno. Poi il “Charmignano” (così lo chiamavano) s’è lucidato le mostrine, s’è messo la propria divisa ed è divenuto ciò che sotto gli occhi di tutti: un rosso d’eccellenza. Poi sono arrivati gli audaci, che prima si sono dedicati al cabernet sauvignon che dominava e infine il super audace Mauro Vannucci con un 100% cabernet franc.

Poggio de’ Colli 2012, del Podere Piaggia, di Silvia Vannucci, il padre Mauro è più avvezzo alla vigna ma lo citiamo con affetto, ha ricevuto nel 2014 elogi planetari, incluso 92/100 da A. Galloni, 98/100 Veronelli e 4 viti AIS. Chissà cosa è successo dopo un anno? Eccoci all’esame visivo ad affrontare una cromaticità scura e molto rosso granato, con contorno tutt’ora viola purpureo. Il profumo ha assorbito quel che di “dolce legno”  ebbe al tempo del suo atterraggio enoico, adesso c’è una fusione orbitante tra mora di gelso, ribes nero e ciliegia,  tutta macchiata di stelle speziate, balsamiche e tostate (cioccolato fondente e coffee bean). Maestosa per eleganza l’agile forza del tannico, succoso di ciliegia a polpa scura, sapido per mineralità di terra rossa, ha masticazione “bisteccosa” (di bistecca): un giulebbe! L’anno passato non ha minimamente scalfito il vino, lo ha modellato nell’armoniosità, ha saldato al meglio la corrispondenza olfatto-gustativa e ha allungato le squisitezze dalla persistenza aromatica intensa. È come se fosse stato un anno all’università della vita evolutiva e alla fine s’è preso anche un nuovo punteggio: 96/100 senza se e senza ma!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)