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lunedì 18 febbraio 2013 10:00:00

Se la Nuova Zelanda è riuscita a conquistarsi uno spicchio di visibilità qualitativa nel mondo del vino, il merito di ciò è sicuramente assegnabile alle uve bianche: specialmente Sauvignon e un po’ meno lo Chardonnay.

Infatti, il modo con cui sono riusciti a interpretare il Sauvignon ha sorpreso molti entusiastici e tradizionali aficionados di questa uva. La combinazione del tutto particolare a livello gusto olfattivo che il Sauvignon (e con minor espressività lo Chardonnay) riuscì a dare, sconvolse alcune accettate situazioni di equilibrio tra morbidezze e durezze del vino. Quel Sauvignon dalle terre del Kiwi non si offriva ai degustatori con delle connotazioni erbacee e vegetali così snaturanti verso il fruttato, con cedeva il posto alla nota animale di pipì di gatto, e riusciva a distaccarsi da quell’acidità inzuppata di piccante e amaricante freschezza.

Ma la Nuova Zelanda fu anche attirata dal Pinot nero, che transfuga dalla Côte de Nuits, sembrò trovare qui un’intuitiva espressione di vocazione ampelografica.

E così fu per un certo periodo di tempo, poi qualcosa cominciò a scricchiolare e quel “noir” cominciò a diluirsi e a disperdersi in mediocri prestazioni enologiche.

Però l’appeal verso questo vino è restato, soprattutto perché si riconosce al terroir dell’Isola del Sud, Central Otago in particolare, un potenziale qualitativo nella produzione del Pinot noir non molto distante dalla Côte de Nuits, seppur con sfaccettature odorose e gusto olfattive molto differenti nella personalità, ma alquanto vicine nell’eleganza.

In questi ultimi anni il risveglio del Pinot noir sta focalizzandosi attraverso l’identificazione dei terroir; questo ha portato a individuare che l’uva ha stili regionalmente diversi, con differenza tra un vigneto e l’altro, con diversità organolettiche tra le varie filosofie dei winemaker e infine tutte le variazioni di maturazione dei frutti e le variabili vendemmiali.

L’attenzione si sta spostando verso le zone di Central Hawke’s Bay, Marlborough, Wairarapa-Martinborough, Nelson, North Canterbury, Wairapa e Central Otago.

 I profili organolettici più significativi del Pinot noir nelle diverse zone sono così espressi_

Central Hawke’s Bay offre vini molto intensi nel fruttato: ciliegia, susina rossa e indistinti profumi di sottobosco (incluso i frutti selvatici), con gusto raffinato e finale succoso.

- Marlborough. Lo spostamento dei vigneti dalla valle alla collina ha rinforzato la struttura dei vini e fatto uscire note floreali prima impensabili: glicine e peonia. È sì vero che si trascina un po’ di vegetale, ma al gusto sono sapidi e minerali

Wairarapa-Martinborough. Il Pinot nero si fa sottile, leggero nel gusto e nel profumo, molta ciliegia e un po’ di floreale a Wairarapa; le cose cambiano a Martinborough dove il vino diventa “potente”, con profumo e gusto di succosa prugna e un finale rinfrescante.

Nelson è in crescita. Si sta staccando dal Pinot nero delicato e che accenna a un fruttato un po’ neutro, e sta raggiungendo i lidi dell’intensità fruttata carica di charme, con una densità al palato che crea un effetto carnoso (lo charnu della Côte).

- North Canterbury. Il calcare del sottosuolo lo rende quasi robusto, pieno di finezza nel fruttato e nel floreale, lo condisce di minerale (humus), mentre il gusto fa sentire anche un po’ di durezza tannica.

- Wairapa dà al Pinot noir nel suo suolo sabbioso una grande “aromaticità” floreale e finissima leggerezza di gusto, con lungo finale di bocca; invece quando incontra argilla e calcare  esplode in fruttato, floreale e minerale, mentre il gusto si fa fresco e sapido.

Central Otago è da tutti considerato il New Zealand Pinot noir. Solo qui il vino riesce ad abbinare fruttato, floreale, minerale (roccia bagnata) e un tono di secco vegetale che riesce a essere riconoscibile come timo selvatico. In certe annate l’esplosione fruttata dell’uva è impressionante per le varianze dello spettro aromatico, mentre il gusto sposa una certa potenza fresco/sapida anche con l’aiuto di un tannino levigato; ha un fondo morbido e setoso e un lunghissimo finale gusto olfattivo.

Un Pinot Noir sicuramente distante dalla blasonata eleganza della Borgogna, però in Nuova Zelanda questa distanza non si traduce in assenza di classe e di raffinatezza, ma in un diverso stile, un diverso arredo… e questo lo si può ritenere un punto di forza e non di debolezza.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)