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giovedì 3 settembre 2015 16:30:00

Non siamo certi che l’altitudine dei vigneti in cui si coltivano i pinot bianco che abbiamo degustato siano poi tanto in alto, di certo in Alto Adige è impossibile che siano a livello del mare, e anche in fatto di fresche escursioni termiche siamo distanti dalla riviera. Eppure questo pinot bianco, nonostante una storicità sulle spalle non ha spezzato l’asticella dell’attenzione totale, forse perché certi contatti “legnosi” non gli giovarono più di tanto negli anni passati.

Adesso che la discussione sul come e perché del legno è in fase crescente (come la luna), certe rivisitazioni del pinot bianco ci hanno impressionato moltissimo. In Alto Adige c’è una certa tradizionalità culturale e colturale per questa uva, tanto che le sfaccettature gusto olfattive sono svariate e tutte degne di attenzione.

Il pinot bianco è capace di farsi attrarre perché possiede una naturale propensione nell’essere rotondeggiante in fatto di asperità acide, e anche al profumo s’allontana da quelle sauvignonanti vegetalità che tanto appeal hanno avuto negli ultimi venticinque anni (foglia di pomodoro inclusa, sic!).

Nonostante ciò il pinot bianco può essere entrambe le cose: durezza e tono vegetale, con freschezza ruspante; ma può essere anche tutta rotondità, sapidità e fruttato tropicale.

Due esempi.

2012 Weissburgunder – Pinot bianco – Alto Adige – Solos della Cantina di Caldaro. 13% alcol.

Si tratta della linea biodinamica (giusto per info). Il vino ha fermentato con lieviti naturali ed è maturato per 8 mesi in grandi botti di legno. Ha un’elegante crudezza al profumo e al gusto, con toni agresti di fienagioni estive, pesca di vigna, lemongrass, scorza di lime, mela verde e finale di bosso. Freme e trilla tutta la sua esuberanza acida, ancora capace di percorrere sentieri quasi aciduli, tanto che s’intuisce adesso che riuscirà a equilibrarsi a partire dal 2016.

C’è tutta la polposità di un vitigno “arrabbiato” nel sentirsi catalogato solo come “rotondo” e si fa ardente di ghiaccio e di minerale. 89/100.

2013 Pinot Bianco Eichhorn Alto Adige Terlano – Tenuta Manincor. 13,5% alcol.

Anche questo vino ha visto fermentazione in legno (però in parte) con lieviti indigeni, poi vi ha maturato per quattro mesi. Ha minore nervosità in freschezza, dovuta non solo all’annata ma frutto d’una naturalità del terroir (secondo noi), per quella presenza di sabbia che ne smussa gli aculei. Così facendo il suo corredo odoroso è ricamato di mango, papaia, arancia, fiori bianchi e mela cotogna, quasi sembra insaporito da note di gesso. Ha polpa corroborante, con acidità tonica e mineralità fortificante. Ha un volume liquido sostanzioso, già incline a darsi un taglio in morbidezza. 89/100.

Questa Alto Atesinità del Pinot bianco ci ha conquistato, speriamo che non solo spezzi l’asticella della fama, ma la superi e s’imponga. Se lo merita.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)