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giovedì 11 dicembre 2014 17:15:00

C’è di dice che si chiami così per il fatto che veniva coltivato nelle zone in cui era praticato l’allevamento delle pecore, ed è una vera bufala volerlo chiamare pecorino perché ha odori di buccia di formaggio: non è vero!

Di certo è un’uva che ama la collina, dove le fresche onde che scendono dai declivi in altura, trattengono quei delicati profumi che ne segnano il bagaglio odoroso non certo esorbitante, e gli danno quella spinta in pH e acidità, che fanno vibrare le papille nei primi anni di vita.

Salvato dall’oblio dall’opera dei viticoltori dell’entroterra delle Marche (Cocci Grifoni) e dell’Abruzzo, sta vivendo da qualche hanno il suo periodo dorato.

Dorato al colore è il pecorino 2004 Alto Tirino Igt dell’Azienda Agricola Luigi Cataldi Madonna. Personaggio di cultura e d’impianto filosofico, trasmette parte della propria magmatica filosofia anche nell’interpretazione dei vini, incline alla sperimentazione, ma anche capace di rapide inversioni a U, quando il discorso enologico non fila secondo logica.

Questo Pecorino 2004 è anche il testimone di questo discorso. Nato all’epoca con uso di solo legno, uscito da una maturazione straordinaria perché coltivato nella “fornace d’Abruzzo”, quasi come la Saint-Jacques d’Ambonnay, gode delle stilettate freddissime della Maiella e del Gran Sasso, che d’estate fanno crollare da 40° e 19° le temperature nei vigneti: e il pecorino si crogiola a modino.

Dopo 10 anni ha profumo straordinariamente integro, senza scossoni ossidativi, però molto nascosto, e solo dopo uno scavo olfattivo si estraggono quei valori di fruttato esotico e tropicale, di ginestra, di pasta di mandorle, di paglia e di pietra bianca. Dopo un naso un po’ in sofferenza, in bocca è esplosivo. Duettano sapidità e morbidezza, corroborate da un alcool superbo (14%) che però affoga la sua personalità in una scia di pepe bianco molto stuzzicante e in una salinità rocciosa molto sorprendente in lunghezza; ha voluminosità succosa e sostanziosa, che lo rende ideale per cibi piccanti e speziati: carne bianca e pesci arredati con erbe aromatiche.

Poi, ecco l’inversione a U, Pecorino 2010 Igt Terre Aquilane. Questa volta è stato usato solo acciaio. Luccica tutto il paglierino, luccica così tanto che abbaglia ancora di verdolino, fluisce nel bevante con soave consistenza. Ode olfattiva fruttata, agrumi versione sorbettata, nota d’erba aromatica selvatica e di fiori primaverili, spunto di mandorla bianca, di pera e mela selvatica. Al palato ha acidità allegramente rissosa, all’inizio irriverente verso alcool e sapidità, poi arride alla propensione di costruire una sostanza strutturale non del tutto scorbutica e che crea una certezza: si farà! Lungo e molto elegante il finale; vino che sta ancora lì in attesa che qualche degustatore lo osservi da un’altra angolatura: quella del grande vino.

Luigi Cataldi Madonna, l’eno-filosofo, è sulla buona strada per accademizzare (neologismo?) il pecorino, di cui è stato il primo a mostrare al mondo il nome in etichetta. Chapeau… Capitano, mio capitano!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)