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venerdì 28 agosto 2015 11:30:00

C’è pecorello e pecorello e non come diceva il dizionario Larousse solo quello a frutto rosso, c’è anche quello a frutto bianco. Attenzione non siamo nelle Marche, né in Abruzzo, ma nella patrizia Calabria.

Il pecorello bianco è calabrese a tutto tondo e sarebbe riconducibile al greco della zona di Rogliano, anche perché il greco qui in Calabria ha altri tre omonimi: greco bianco del cirotano = guardavalle, il greco di bianco da identificarsi come Malvasia di Lipari e il greco in zona Pollino da abbinare al montonico bianco. Trova visibilità in Calabria a fine Ottocento, però la sua età enologica forse è più datata, invece la presenza liquida è molto limitata e spesso con confluenza in uvaggio.

Eppure questo pecorello di Rogliano merita una sedia a sé nell’imbandita tavola calabrese, occupata da gaglioppo e greco. Qualcuno ha iniziato a pensarci e lo sta proponendo in versione monovitigno, usando l’acciaio per preservagli lo sbarazzino carattere floreale e fruttato e mantenere la croccantezza acidula.

Il Pecorello Bianco Ippolito 1845, vendemmia 2014, esprime in pieno gli odori dei fiori primaverili, la mela e la pesca bianca. Ha sapore fresco, leggermente sapido e finale ammandorlato: ha beva festosa. 84/100.

Il Pecorello Grisara 2013 di Ceraudo ha un corredo olfattivo ricamato nelle erbe aromatiche fresche, mela verde, lime e pesca cotogna. Il palato s’appropria della sapidità dell’uva, lasciando freschezza e alcol in balia di un’equilibrata contrapposizione; finale con ritorno agrumato. 89/100.

A Spezzano della Sila, Magna Graecia fa il Bianco Baronè, anno 2013. Qui il pecorello tira fuori un erbaceo di basilico e aneto, un po’ di agrume e susina gialla. Già composto nell’equilibrio, lascia tracce di fresca sapidità. 84/100.

C’è invece sostanza nel Pecorello prodotto da La Pizzuta del Principe, Molarella è il nome, l’anno è 2013. La tinta dorata anticipa frutta matura: mela, pera, melone bianco. Un che di salino va a contaminare i fiori gialli. Elegante la mossa del gusto, ben bilanciata tra alcol e acidità, con quest’ultima che lascia ricordi di limone maturo nel finale. 89/100.

Queste versioni di pecorello miscelano a sé certi ricordi di viognier e vermentino, hanno tutti un spalla sapida che insiste al gusto più dell’acidità, ben bilanciato è lo sbalzo alcolico. Non sono vini da invecchiare in vetro.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)