Statistiche

  • Interventi (1659)
  • Commenti (0)

Archivi

venerdì 10 febbraio 2017 12:00:00

Chablis! Come si fa a non parlarne? Infatti lo abbiamo trattato più volte “La deriva dello Chablis”, “Chablis Ecorevolution”, “Chablis l’eleganza del riccio”. Non chiedeteci perché! Lo sanno tutti e lo sapete anche voi: è un’istituzione per lo chardonnay.

Poi c’è lo Chablis di Patrick Piuze. Nato nel 1973 nel Québec (Canada),  incontrò diciottenne Marc Chapoutier e per lui viaggiò nel mondo del vino, planò in Borgogna e s’affacciò da Olivier Leflaive e per lui operò nello Chablis. Poi diventò responsabile di cantina da Jean-Marc Brocard, infine fondò la sua azienda, era il 2008.

Non ha vigne, è vinificatore e allevatore di vino, una specie di contoterzista vitivinicolo. Sa però scegliere bene le piante (solo quelle molto vecchie), conosce il modo di estrarre dall’acino il succo giusto per il mosto ed è alla ricerca dell’identità dell’insieme dello chardonnay chablisien: un’avventura innovativa. Patrick cerca di conglobare i microterroir in un terroir identificativo anche in assenza di indicazioni  legislative premier cru o grand cru.

Tutto ciò dà senso e misura enologica allo Chablis AOC “Terroir de Courgis”, che non è un riferimento della denominazione, è come una foto segnaletica nell’ampiezza degli ettari della AOC, quindi un punto enologico sulla mappa.

La vendemmia degustata è stata la 2015, e subito s’è fatta valere per l’assenza di una impertinente acidità con inclinazione al vegetale. Bello il paglierino, encomiabile l’ordinato senso del fruttato e del floreale (mela, pesca, convolvolo, fiore della vite), a cui si è ben allineato un fioco effetto minerale di conchiglia frantumata e un lieve spunto di burro e sale. Gusto a effetto sapido, sostanzioso e voluminoso nella consistenza glicerica, queste due energie obbligano il calore alcolico e un pH vibrante a dialogare nell’equilibrio. Ciò crea un finale di bocca lungo, solcato da una scia fruttata e minerale, che chiude con una secchezza baciata dal velluto. Un gusto che si indirizza decisamente nel nuovo dello Chablis.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)