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martedì 24 dicembre 2013 10:15:00

La notizia l’abbiamo trovata su Le Pointe.fr ed è, forse, da considerarsi un momento di riflessione commerciale per ciò che riguarda l’ascesa continua di certi vini del Bordeaux.

Diciannove ristoranti parigini, di quelli di alto lignaggio, proporranno per tutto il mese di dicembre sedici grand cru classé del Bordeaux a prezzi d’attrazione.

Perché questa scelta? Verrebbe da chiedersi, e chiederselo è del tutto naturale, visto l’exploit nell’export e nel prezzo che questo territorio ha siglato negli ultimi anni.

È presto detto, rispondono i promotori dell’iniziativa. Tutto scaturisce da un’analisi del rapporto tra il vino di Bordeaux e la capitale, una relazione questa che nel corso degli ultimi anni sembra sia andata deteriorandosi progressivamente, un po’ come le relazioni noiosamente sentimentali.

Il Bordeaux era il vino rosso di sostanza della ristorazione parigina, era la label tannica dell’eccellenza girondina, era un must per la carta dei vini dei ristoranti stellati o che vi aspiravano, in altre parole era la contropartita alla fiorettata personalità del Noir Borgognone.

Gli anni intorno al 2000 hanno incrinato questo appeal, molti produttori sono stati attratti dai flussi economici dell’estremo oriente, un canale commerciale di indubbia vigorosità economica, che però s’è incuneato, non per propria scelta, in una labirintico percorso costellato da molti pseudo Bordeaux e molti di quelli del tutto falsi: i  velenosi “fake wines”.

Sembra sia il mercato cinese quello specializzato in questa sofisticata interpretazione del mondo bordolese del vino.

Comunque, indipendentemente da questi accadimenti,  la mission che si sono dati è quella di rigenerare i vini del Bordeaux. «I grandi vini del Bordeaux devono ritrovare il loro appeal seduttivo sulle migliori tavole della capitale, presentandosi con un’immagine più giovane e più attrattiva»: così hanno parlato gli organizzatori della “Carte sur Table”, giunta già alla terza edizione.

Questa operazione è stata attuata perché il rischio che i grand cru del Bordeaux scomparissero dalle carte dei vini della capitale è più che un’avvisaglia.

A questa iniziativa hanno aderito diciannove ristoranti: L'Épicure al Bristol, Pierre Gagnaire, Le Thoumieux, Le Trianon Palace, Benoît, Il Vino, L'Arôme, Le Chiberta, Le Quinzième, Le Restaurant Il Carpaccio al Royal Monceau, Le Restaurant Shang Palace al Shangri-La, Le Sergent Recruteur, Le 39 V, Allard, Le Bistrot de Paris, Le Café français, Le Grifonnier, Le Mini-Palais e Le Voltaire.

Giusto per conoscere il lignaggio, Pierre Gagnaire ha 3 stelle Michelin, come L'Épicure al Bristol, mentre Le Thoumieux sfoggia 2 stelle, e molti degli altri hanno una stella.

I vini offerti a prezzi d’attrazione sono: Château Giscours 2004, 75€; Aile d'Argent du Château Mouton Rothschild, 85€; Château Haut-Bailly, 95€; Château Grand-Puy-Lacoste 2001, 100€; Château Calon-Ségur 2005, 120€; Château Cos d'Estournel 2004, 12€; Château Pichon-Longueville Baron 2003, 130€; Château Figeac 2006, 130€; Château La Conseillante 2008, 130€; Château Ducru Beaucauillou 1986, 160€; Château Lynch Bages 2000, 190€; Château d'Yquem 1995, 220€; Château La Mission Haut-Brion 1999, 350€; Château Haut-Brion 1998, 450€; Château Lafite Rothschild, 520 euro.

Sappiamo perfettamente che il clima economico d’oggi non è così ideale per affrontare un viaggio in questi grand cru, però abbiamo ritenuto opportuno segnalare questa singolare iniziativa, che trova al suo interno due momenti di riflessione.

Il primo è quello che vede la volontà di non perdere il contatto con il mercato interno, sia da parte di chi produce vino, sia del ristoratore, che per equilibrare la proposta della lista dei vini potrebbe scegliere di adeguarla, assottigliando certe presenze enologicamente costosamente altolocate.

Secondo aspetto da considerare è il preservamento e la custodia dell’identità francese nelle tavole considerate, ognuna nella categoria culinaria, un punto di eccellenza della tradizione gastronomica di Francia, una tradizione che non ha mai visto, e non vede di buon occhio una combinazione cibo vino come l’Entrecôte à la Bordelaise abbinata a un taglio bordolese del Cile, piuttosto che a un Pauillac Aoc.

Se qualcuno sta pensando di spendere gli ultimi spiccioli di quest’anno (inteso come giorni) a Parigi, e fosse tentato dal darsi una rinfrescata enologica in stile Bituriges Vivisques, questa potrebbe essere un’occasione: e che occasione!

Bon Voyage.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)