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martedì 3 maggio 2016 15:30:00

Le favole spesso iniziano con “c’era una volta” e finiscono con “e vissero tutti felici e contenti”.  Qui a Saumur (Valle della Loira) non fu proprio così, l’esigenza ospedaliera espropriò i vigneti da un sottosuolo eccellente per l’uva chenin, come silex, argilla e calcare. Fortuna volle (ed ecco che si torna nella favola) che non tutto fosse usato, così quei vigneti sopravvissuti se ne andarono in gestione al Clos Cristal di proprietà dell’Ospedale di Saumur. Oggi conduce l’azienda Eric Dubois, giovane dipendente dell’Hospice, la cui visione del biodinamico travalica il concetto stesso della biodinamica, non solo con l’uso del cavallo, ma anche delle oche (giulive) addomesticate a modino per diserbare la vigna.

Questo Saumur Blanc s’è riempito di sola uva chenin blanc ed è stato prodotto in versione pseudo-ancestrale, vista la residuale forza pétillant che è stata trattenuta (volontariamente) nel liquido. Ne esce una limpidezza velata, che nasconde non solo il paglierino ma anche gli effetti visivi di una flebile mousse. Il profumo odora come la pioggia di primavera, che spruzza freschezza nei boschetti di acacia, di glicine e iris bianco, di mazzi di margherite e mughetti. Un tenue effluvio di mandola bianca con leggero tono di sale di roccia  si adagia sopra la fragranza dei lieviti. Il liquido si muove al palato e massaggia le papille con il suo residuo carbonico, non c’è quell’energia in freschezza del Savennières, ma la sapidità è straordinariamente intrisa nella coesione alcolica (solo 12%), tanto da ricondurre il finale di bocca in un accattivante bilanciamento morbido/sapido con flavor di mandorla bianca e retro aroma di luppolo e bouquet di fiori bianchi.

C’è dell’eccentricità enologica in questo vino, carico di semplicità e di naturalezza, con un gusto che dà un’impressione di spontaneità e non di ponderata ricerca gusto olfattiva. Il modo con cui è abbigliata la bottiglia inganna il degustatore, ci si attende dell’altisonante austerità enoica, invece tira fuori la schiettezza e la frugalità paesana, quasi casalinga, quindi autentica.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)