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martedì 27 dicembre 2016 12:00:00

Come racconta Noah Gordon nel romanzo “Il signore delle vigne”, il nord enologico di Spagna è sempre stato  ad appannaggio del vino rosso e di un mercato che funzionava con l’uso di botti da trasporto. Era raro l’imbottigliamento, anche dopo il passaggio della fillossera, che arrivò tardi rispetto al sud della Francia, ma i suoi danni in certi vigneti furono non riparabili. Rioja quindi come un’enologia di massa, per lungo tempo ancorata a quell’idea di quantità a volume alcolico, talvolta un po’ pesante, molto incline all’ossidazione improvvisa e aggressiva.

Poi si sviluppò il corso dell’imbottigliato e nacque la filosofia grande e piccola botte, legno nuovo e legno vecchio, se non vecchissimo, giusto per cristallizzare tutta la sostanza enoica della tradizionale “crianza”.

Il nuovo corso della Rioja passa veloce anche nei binari dell’uso delle botticelle di legno nuovo d’origine  francese, non solo per la fermentazione alcolica, talvolta anche la malolattica, ma anche per oltre dodici mesi di maturazione a chiusura del ciclo semi tumultuoso.

C’è capitato un rappresentante di questo nuovo indirizzo enologico, il vino è l’Iraun, elaborato con maestria da nuovo mondo enologico dalla Bodega Oxer Bastegieta Zenigaonaindia con sede a San Vicente de la Sonsierra.

Iraun è una Denominación de Origen Calificada Rioja, è stato usato un solo vitigno, il viura, la vendemmia è 2012, gradazione 12,5% vol.

Sgombriamo subito il campo. Questo 2012 deve ancora assorbire il contributo del legno, il cui versamento nel conto corrente organolettico è stato prodigo di effetti odorosi di vaniglia, di cocco e di burrosità. Resta paglierino il colore, brillante con riflessi ancora sul verdolino. Comunque ha una parte olfattiva ben erbacea, di mallo di noce, mentre il frutto si sposta sulla pesca e non mancano effetti di variegati fiori di campo.

Sapido al gusto, con moderata vibrazione fresca, ed è la glicerina più che l’alcol ad articolare le forme di un futuribile equilibrio. Il finale di bocca è lungo con chiosa di amaricante ricordo di mandorla bianca non tostata. Ha i tratti gusto olfattivi che rimandano al friulano (vitigno), con incursioni tattili di vitovska. Nel complesso ha beva attraente, però il prezzo di vendita suscita qualche perplessità: 35 euro faticano a rappresentare un valore commerciale da mercato europeo.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)