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martedì 2 ottobre 2012 10:15:00

Tra Stati Uniti d’America e Francia sembra d’essere tornati alle schermaglie di pseudo guerra del triennio 1798-1800. In quegli anni i Francesi, appena usciti dalla rivoluzione, ebbero molti attriti con lo Stato Americano, anch’esso appena uscito dalla Rivoluzione del 1853 contro l’Inghilterra. Fu una guerra marittima non dichiarata, meglio conosciuta come “Pirate Wars” o “Half War”. In quegli anni gli Americani dovettero difendersi dagli attacchi pirateschi che i francesi, con i loro pirati legalmente riconosciuti, portarono alle navi mercantili americane. La fine del non conflitto fu a favore dei Francesi.
Questa volta non ci sono pirati, non ci sono navi, c’è l’assalto allo Château da parte degli Stati Uniti d’America! Il “conflitto” ha come data d’inizio il mese di marzo del 2009, quando il regolamento CEE numero 113/2009, pone termine a una questione in essere dal 2005 e autorizza i produttori statunitensi all’uso dei termini “Château”, “Clos”, “late bottled vintage”, “ruby”, “sur lie”, “tawny”, etc.
I francesi hanno subito eretto barricate, però non impiegando barrique, ma a colpi di ricorsi.   Per i francesi il termine Château, equivale a vino prodotto esclusivamente da vigne di proprietà e vinificate al suo interno: è il fiore all’occhiello della legislazione gerarchica del Bordeaux, esplosa all’attenzione mondiale con la classificazione del 1855 richiesta da Napoleone III.
Per il presidente del Consiglio Interprofessionale dei Vini di Bordeaux (CIVB), George Haushalter, si tratta di una vera e propria distorsione dei principi della concorrenza, perché la definizione americana di Château è alquanto lassista, non prevedendo le rigidità francesi. Al Bordeaux s’é aggiunta la Borgogna con la Federazione delle Appellazioni e dei Vignaioli (FAVB), che reclama la tutela del termine “Clos”, oltre che quello di Château.
Il  Bordeaux e la Borgogna sostengono che i termini in questione sono strettamente legati alla tradizione e alla legislazione francese e un uso permissivo come quello che si prospetta in America (senza garanzie) diventa un motivo di concorrenza sleale.
Quando il 22 giugno 2010 la Wine America & California Export Association ha ufficialmente chiesto di poter usare la parola Château nelle etichette dei vini da vendere in Europa, il botto è stato devastante e le rimostranze ancora più assidue.
La questione è delicata perché non esisterebbe una logica definizione ad avvalorare l’inquadramento della parola Château nella tradizionalità legislativa, anche se il ricorso francese afferma che la denominazione Château è una menzione tradizionale ai sensi del regolamento CEE n° 1234/2007.
Il voto (finale?), più volte rinviato, era previsto per il 25 settembre ed è stato annullato (cioè non si è svolto), e ad appoggiare la Francia sono intervenute Spagna, Italia e Ungheria.
La linea di demarcazione fra tradizione e non tradizione per gli statunitensi non è sempre ininterrotta, né tantomeno interessa loro il riferimento temporale. Il vecchio consorzio del Gallo Nero dovette rinunciare a usare il nome Gallo, perché il tribunale americano dette ragione alla famiglia americana Gallo sull’uso; e pensare che il gallo nero, quello che canta sull’aia, nella zona del Chianti c’era quando ancora le praterie erano abitate dai nativi e di europei non c’era traccia.
Non credo ci sia qualcuno in grado di stabilire da che parte stia la ragione, in un momento di così grande reazione globalizzante (forse confusione planetaria), però si sa con certezza che il sentimento sta nel Médoc, ma che al sentimento corrisponda anche la ragione non lo saprebbe dire nemmeno una rediviva Jane Austen.
Anche se si dovesse pensare in termini architettonici, non si trova una correlazione tra gli Château vitivinicoli delle due nazioni. Non è possibile nemmeno credere che Giovanni da Verrazzano quando esplorò la baia di New York e la costa Atlantica ci avesse trovato degli Château. Ciò induce maliziosamente a pensare che possa essere realmente un’operazione di apparentamento commerciale e d’avvaloramento all’appeal che lo Château ha acquisito in tantissimi anni, con il fine ultimo, degli americani, di giungere subito al traguardo Château senza scalare le montagne e senza aver consumato delle energie.
Non c’è certezza di come finirà… Una volta c’era il gentlemen’s agreement: una volta, appunto!

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)