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lunedì 11 agosto 2014 15:00:00

Il liquore è antico, evoca un fascino primitivo e ancestrale, la sua nascita datata ne ha fatto un liquore senile, come se avesse imboccato il viale dell’indifferenza e dell’allontanamento dai ricordi, che diventano vivi solo se ce li facciamo raccontare dai nostri nonni, sempre che non abbiano vissuto solo nelle odierne metropoli.

Il Resto del Carlino del 26 giugno 2011 parla del nocino e lo chiama “Il liquore che fa ballare le streghe”, e questo basta per incuriosirci assai.

Dicono quindi sia un infuso alcolico molto antico, dicono sia di origine francese e trovò fertile terreno nel modenese.

Si parla di Nocino e di Streghe perché le noci devono essere raccolte il 24 giugno, notte di San Giovanni, perché in quella notte le Streghe di Benevento si riunivano a convegno sotto un noce.

Una volta raccolte si lasciavano tutta la notte ad assorbire la fresca rugiada e poi le iniziavano a lavorare. Una così strana premessa, fatta di streghe, fattucchiere, presagi e anatemi ha relegato il noce ad albero da prendere con cautela, bisognava essere diffidenti per cui da piantare lontano dagli alberi da frutto. Però le sue qualità sono così alte, non solo  in termini di frutto, ma anche di robustezza del legno che alla fine la storiella è andata in batteria.

Parliamo di nocino perché ci è capitato di sorbirlo e ne parliamo perché non è un nocino d’odierna concezione, confezione e marchio lo posizionano molto distante dal 2014.

Si tratta del Nocino del Vecchietto, infuso di mallo di noci, BENVENUTI, Modena, gradi alcolici 40 e bottiglia arricchita da un contrassegno del Consorzio Nocino Tipico del Modenese, di cui non siamo riusciti a trovare una figurazione nel presente. Per quanto riguarda la data di produzione, crediamo trenta anni fa!

Poi cerca che ti ricerca abbiamo notato che Noceto (Parma) è la capitale del Nocino.

Comunque il nocino nostrum ce lo degustiamo prima da solo e poi ci innaffiamo un bel gelato alla crema.

Da solo è colorato di una tinta che sembra un color marrone/bruno bruciato, non crea effetto limpidezza. Ha profumo a profusione amarognola, di foglia verde di noce (chi ne ha provato il profumo sa cosa vogliamo dire), ma anche di un pezzo di legno carbonizzato, poi un po’ di caffè nero bollente e qualcosa che potremmo dire speziato, ma non sembra offerto da un’infusione di spezie, anche se sappiamo che il Nocino può abbinare l’alcool  d’infusione con spezie varie. Una sosta più prolungata lascia apparire anche un po’ di scorza di limone e di sandalwood. La più simpatica descrizione è però stata: è il profumo del sacco di noci di Fra Galdino, quello dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.

Il gusto ha un buon equilibrio tra l’alcool e gli altri ingredienti, che poi sono zucchero, sapore di mallo non più verde e quell’amaro mio tanto caro… o carogna! Dà un senso tattile di quasi cremosità, però la lama alcolica taglia in diagonale la lingua e crea un solco prima che l’amaricante (non carogna) si offra non semplicemente come gusto ma come effetto retro olfattivo.

Se ve lo dovessero offrire perché fa digerire, non credeteci! Se ve lo offrono perché è il segnale di un tempo che fu e che forse ritorna, bene in quel caso un sorsetto è simpatico per il gusto d’antico che rappresenta, e poi perché è una alternativa a certi odierni fusion d’incerta fattezza man ben agghindati.

Sul gelato alla crema fa una performance strepitosa, riesce a fondersi con il gusto uovo e lo quieta di quell’effetto grassezza perché lui (il nocino) è sapidamente piccante e ha quell’amareggiante verde, poi quando si scioglie (il gelato) i colori si miscelano e quella liquidità diventa un vero sollucchero per la novità del sapore.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)