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lunedì 8 febbraio 2016 10:30:00

Giusto una info dal Los Angeles Times  (USA) del 4 febbraio 2016. Il CDC, Centre for Disease Control (centro per controllo malattie) afferma che le donne fertili è meglio che “controllino se sono in stato di gravidanza prima di bere un bicchiere di vino”.

La sostanza del messaggio è stata così proclamata: “Più di 3 milioni di donne americane stanno rischiando di esporre il loro feto all’alcol perché stanno bevendo e hanno rapporti sessuali senza alcun uso di controllo preventivo per evitare di restare incinta”. Tutto questo nasce, secondo Anne Schuchat del CDC, perché metà delle donne statunitensi non programmano il fare figli e anche se lo hanno programmato non sanno di essere in gravidanza per quasi un mese, quindi continuando a bere attivano il rischio alcol nel feto.

L’uscita di questa notizia ha creato un notevole scombussolamento nella nazione del bere (occasionale e consapevole) USA, tanto che qualcuno, come Jessica Roy, ha scritto, rivolgendosi alle donne: “Il CDC sta tentando di uccidere la vostra eccitazione”.

Lungi da noi da analizzare scientificamente questa dottorale affermazione, però i commenti sul questo spicchio temporale, tra il certo e l’incerto, tra il volere e il volare, tra lo faccio o non lo faccio, è sì, perché dopo, la donna, non può nemmeno brindare alla gioia della vita, sia propria che eventualmente nuova. Che dire? Tutto questo ha scatenato una ridda di commenti che svariano dal tutto e dal contrario di tutto, tanto che il Professor Oster (Brown University) s’è esposto affermando che non c’è alcuna ufficialità nello stabilire che un occasionale bicchiere di vino influenzi negativamente lo sviluppo della maternità.

Molti si sono anche chiesti quale sia il senso di quest’uscita, forse manca di un dettaglio sicuramente molto valido, e cioè se si è una forte consumatrice di alcool, quindi non solo di vino, ma birra, distillati e le bevande alcoliche miscelate di nuova generazione.

C’è stato anche chi ha resuscitato lo studio del Journal of Epidemiology and Community Health, che affermava non esserci differenze tra bimbi nati da donne che si sono astenute completamente dall’alcool una volta appreso di essere in attesa e quelle che hanno assunto 1-2 drinks a settimana durante la gravidanza.

C’è anche chi s’è lasciato andare dicendo che guidare l’auto è molto più pericoloso. Il senso dell’avviso del CDC lo si può interpretare anche in modo paternalistico, ciò da intendersi come una raccomandazione amorevole, nel senso che se lo si evita è meglio. Qui si può essere d’accordo su tutto, nel pro e nel contro, tanto che una delle assicurazioni, alquanto ilare, inviate alle donne è stata: “Le donne che non desiderano restare incinta dovrebbero avere rapporti sessuali con donne e quindi bere tutto ciò che vogliono”. (Katha Pollit on twitter).

Premesso quindi che non sia escludibile la possibilità del rischio, e che la certezza della non escludibilità possa scivolare sulla lama del rasoio, però anche il Washington Post ha evidenziato (quasi come una bacchettata) che un conto è il consumo quando si sa e quindi si smette, diverso il discorso del consumo se lo si vuole diventare. C’è stato un gruppo di donne che sono state molto più sibilline sul fatto dei rischi, così in sintesi il loro pensiero: “I rischi di ogni donna? Insieme al bere un po’ di più, c’è la trasmissione di malattie sessuali e l’inaspettata gravidanza… Questi rischi entrano in azione ogni volta che ci si espone al sesso opposto, non a un bicchiere di vino!

Che dire? Che prevalga il buon senso!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)