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lunedì 6 luglio 2015 16:00:00

C’è della diffidenza in Italia verso questo stile di Porto, è inutile negarlo. Siamo molto più attirati dalle versioni in rosso, forse perché il vino bianco dolce in Italia è di facile reperimento (anche in versione liquorosa), mentre il rosso stile Porto, nun ce stà!

Qualcuno poi, in passato, ha fatto circolare la notizia che fosse una tipologia in versione surrogato di sua maestà il red, così s’è forse concretizzata una credenza non positiva. E allora quale migliore occasione per verificare il tutto se non quella di cimentarsi con la dovuta distanza del prescindere con un Niepoort White, o in stile portoghese: Vinho do Porto Branco.

Le uve sono gouveio, viosinho e malvasia fina. Il processo produttivo è tradizionalissimo: si stoppa la fermentazione con aggiunta di alcool  vinicolo, passa un anno i grandi botti di legno, infine in quelle da 550 litri per 3 anni e poi imbottigliato.

La nostra degustazione inizia in versione aperitivo, per cui il Porto è ben ghiacciato, intorno ai 9-10 °C. Ha colore stupendamente dorato con riflessi oro lucente, riflette il raggio del sole luccicando sia dentro che fuori (degustato all’aperto). C’è tutto un frutto intorno al cuore del profumo: confettura di mora bianca di gelso, di albicocca, di pesca gialla, di fico bianco, di gelatina di melone; e poi fiori di tiglio e ginestra, un tocco finale di nocciolina e miele millefiori. Servito a 10 °C il suo gusto miscela e nasconde benissimo i 20 gradi di alcool, il sapore si fa mezzo dolce (o mezzo secco?), rilascia una sensazione tattile gradevolmente gelatinosa, con quel po’ di pizzicore sapido che ravviva tutto il flavor. Ottima prestazione come aperitivo.

Poiché la bottiglia è restata nel secchiello con tanto ghiaccio, la temperatura è ancora scesa, aggirandosi intorno a 5-6 °C, ed è qui che è scattata la trasgressione enogastronomica. L’abbiamo voluto combinare con un piatto di pasta al sugo di carne, adeguatamente untuoso e con pomodoro a siglare una rifrescante tendenza acida per attenuare la tendenza dolce della pasta fresca all’uovo e della carne rossa. Udite, udite. L’effetto dolcezza s’è perso nella pseudo termia, l’alcool ha fatto capolino a bilanciare l’untuosità del ragù e la succulenza, la morbidezza (con dolcezza nascosta, freddata) ha chiuso i conti con la tendenza acida e la saporosità del ragù, infine la sapidità ha sposato al meglio sia la tendenza dolce che una misuratissima grassezza. Solo il tratto finale del flavor del Porto aveva qualche difficoltà di gareggiare con il complesso gusto olfattivo del cibo: difficoltà di troppa potenza.

Non ve lo neghiamo, è stato una combinazione cibo/vino di grande interesse.

AIS Staff Writer

 

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)