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mercoledì 4 aprile 2018 09:00:00

New barrels … new barrels! Questo refrain enologico dà quasi l’impressione di incastonarsi in una country song, anche in versione far west, visto che la Napa Valley e la California tutta furono testimoni, e poi attori, delle nuove frontiere, che non si limitarono ai soli nuovi territori da colonizzare a scapito dei nativi, ma una volta giunti al vino, e si parla degli anni 70, anche lì applicarono gli istinti delle  nuove conquiste e il legno per il vino fu di piccole dimensioni, nuovo di pacca e abbronzato ben bene. Poi ci fu il boom, le vittorie nelle contese di Parigi, e quel nuovo che avanzava si introdusse nelle sonnecchianti armonie del vecchio mondo.

Inky, oaky e toasted divennero la bandiera della descrizione organolettica di quei vini, al pari di un rinnovato effetto di morbidezza, e quel balsamic effect che mai era stato usato prima di allora. Il legno nuovo diventò la frontiera, e la barriera, tra due filosofie enologiche, tanto che oggi resta difficile negare che quel nuovo non sia stato vincente, e forse così troppo vittorioso che ha stancato.  È ancora la Napa Valley a interrogarsi più di altre zone del nuovo mondo sull’effetto new oak, tanto che aziende ben quotate si sono gettate sull’uso di barrique tra i 10 e i 40 anni di età.

Neutral per natural già sembra assurgere a nuova filosofia, e il legno ha una longevità per il vino ben oltre i tonnelleristici cinque anni e via. Il mio materiale è il “caldo” legno, in cui il mio vino si ammorbidisce in rusticità ed elabora il fruttato, e quel legno è “caldo” quando non ha più la sua nuova rusticità. Qualcuno è andato oltre, azzardando che il legno ha una memoria che custodisce tra i ricordi il vino, i vini, che vi hanno sostato e quella memoria si può anche chiamare solera system.

Quale spunto offre questa diversa interpretazione dell’uso del legno? Un dietro front, come voltar le spalle? In realtà non è così, il legno resta un utilissimo interlocutore enologico ma la sua coesione nella fusione organolettica sembra destinata a lasciar meno spazio all’ossidazione se il legno non è giovane perché il tempo chiude i pori e il vino stratifica il suo carattere fruttato con una proiezione più pura. Molto sorprendente e di rottura è stata l’affermazione di una winery vicino alle Mayacamas Hills: “noi pensiamo al vino nei termini del Barolo piuttosto che di Bordeaux”. E allora il seguito è quasi d’obbligo. Stai a vedere che avevamo ragione noi! Incredib(i)le!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)