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venerdì 12 dicembre 2014 16:45:00

La Loira, che fiume! 1020 km, il più lungo di Francia, custode di tradizioni millenarie e di straordinari castelli: Chenonceau, Azay-le-Rideau, Chambord, Amboise, tanto citarne alcuni; la valle è dal 2000 patrimonio mondiale dell’Unesco.

Loira significa anche uva e vino, soprattutto Chenin blanc, cioè il Pineau de la Loire. Vitigno versatile e grazioso, sa tirar fuori dal sottosuolo delle vere e proprie magie che s’allungano nel tempo e nello spazio della degustazione evolutiva, basti pensare alla perle enologiche di Nicolas Joly. Con tutta quest’acqua che scorre e che crea umidità e vapori era impensabile che non si avessero delle produzioni di uve aggredite da muffa in odor di nobilità. Il Layon è un piccolo affluente – di sinistra – della Loira, e vi si getta a Chalonnes-sur-Loire.

Un po’ lungo tutto il corso del Layon ci sono dei vigneti coltivati a Chenin, sono quasi 1400 ha, e la denominazione che rappresenta questa viticoltura è Coteaux du Layon. Dicono sia merito degli Olandesi questo sviluppo viticolo, perché furono attirati dall’alto tenore alcolico che i vini della zona raggiungevano, elemento questo che li rendeva ideali per il trasporto marittimo. La tradizione di fare vino da uve botritizzate risale al XVIII secolo, usando la tecnica della vendemmie scaglionate.

Coteaux du Layon ha una legislazione che consente una produzione di 35 hl/ha, la vendemmia deve essere manuale, gli acini devono sovramaturare con o senza “muffa nobile”. C’è stata molta curiosità alla vista del 2012 Coteaux du Layon Saint Lambert del vignaiolo Vincent Ogereau, coadiuvato dalla moglie Catherine.

Il Saint Lambert è ottenuto da solo uva Chenin, raccolta in fasi scaglionate, senza attendere che la muffa nobile impregni l’acino. Dopo la pressatura, il mosto è fermentato in acciaio, avendo cura di raggiungere un ottimo equilibrio tra alcool (12%), zucchero residuo e acidità, perché solo con questo bilanciamento si riesce a creare una dolcezza “saporita”.

Coteaux du Layon Saint Lambert – Vincent Ogereau – 2012 tinge il cristallo del bevante di un giallo oro luccicante, non intenso ma ridondante in brillantezza. Ha intensi profumi floreali: fiori di tiglio, ginestra, magnolia; seguono effluvi di frutta a pasta gialla, come albicocca, chiude con una nota che ricorda uno sciroppo di mango. Palato delicatamente dolce, tanto che la definizione tecnica è amabile, con brio sapido e vellutata morbidezza, la freschezza del fruttato s’acquieta nel letto zuccherato di marmellata di albicocca e susina gialla; nel finale di bocca l’intervento della sapidità crea una chiusura molto accattivante, che sembra voler volgere allo zafferano. È un vino dalla consistenza strutturale che sfiora il pieno corpo, però la saporosità della sua dolcezza è davvero senza pari. Ottimo partner per formaggi cremosi un po’ saporiti e per dolcetti a base di marmellate a tendenza acidula, nonché per accompagnare semifreddi alla frutta o bavaresi. Da servire intorno ai 10 °C.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)