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mercoledì 12 agosto 2015 10:00:00

Non c’è niente di tragicamente rovinoso nel titolo, è semplicemente un vino e non ciò che rovina le madri, come accadeva in Inghilterra nel 1730 per assunzione esagerata di Gin. Il governo inglese ne contò 53 litri l’anno procapite. Questo Mother’s Ruin è un vino.

Il vigneto da cui proviene si chiama Joch, si trova sulle colline (130 metri slm) di Willunga nel sud della McLaren Vale, Australia. Mother’s Ruin è 100% Cabernet Sauvignon dell’annata 2008: una vendemmia considerata leggermente fredda. L’uva, senza raspi, fu fermentata a una temperatura oscillante tra 20-25 °C, con contatto di sei giorni con le bucce. A fine fermentazione è stato intrappolato in legno (3°-4° passaggio) americano e francese per attivare la malolattica. È stato imbottigliato nel 2009 con un bagaglio di alcol etilico del 14,5%.

Le indicazioni di beva dell’azienda sono dall’immediatezza e fino a 3-5 anni. Nel nostro caso siamo già a 7 anni dalla vendemmia, considerando che fu vendemmiato in marzo.

Ha colore rosso granato d’una compattezza sanguinea, resiste anche un orlo di rosso ciliegia. Ciò ci sorprende perché siamo già nella crisi del settimo anno! Splash olfattivo al super frutto: mora di rovo, mora di gelso, ciliegiona ben fusa in uno sciroppo mentolato, con polvere di cioccolato più al latte che fondente, un punto di liquirizia, vaniglia ed eucalipto. Questo tono olfattivo dolciastro non trova riscontro al palato, qui il fruttato è maturo e saporito, come spremuto da frutti maturati alla perfezione; il tannino pur nascondendosi nella mischia tattile, lancia un salvagente meraviglioso all’alcol, che s’affievolisce, illanguidendo, al cospetto di uno spunto di freschezza sorprendentissima. La masticazione del liquido crea sensazioni inconsuete rispetto ai cabernet europei, s’avvicina a certe mineralità di anziani Sassicaia, dove i richiami alla mediterraneità (di macchia) talvolta eccitano il naso. Ha carnosità saporosa, come salsa di ribes con goccia al balsamico: insomma un vino con i fiocchi! Da un’indagine online abbiamo scoperto che la media voto è stata di 88/100, con picco di 92 in Australia. Il nostro gusto rosso di ortodossi eno-europei l’ha preso in simpatia, non disdegnandoli un 90/100 di benvenuto e valutando che il valore commerciale forse gli sta stretto. Un’ultima cosa: è tappato Stelvin.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)