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mercoledì 19 novembre 2014 16:00:00

I Romani quando giunsero in Linguadoca o nella Gallia Narbonense non disdegnarono, visto il clima, di piantare dei vitigni. A loro si deve l’introduzione del Moscato bianco, quello con l’acino piccolo, cioè quello dell’Asti Moscato. Il nome che fu dato a quell’uva dagli improvvisati viticoltori locali fu “Apiena Uva”, perché attirava le api. A Frontignan, cittadina di circa 22.600 abitanti nel dipartimento dell’Hérault, il moscato è certificato dal 1117 perché presente in una vigna donata ai monaci dell’Abbazia di Aniane.

Le vie commerciali che il vino ebbe a disposizione lo facilitarono nel commercio, sia con il porto di Sète e molto di più con l’apertura del canale del Midi, che giungeva fino a Bordeaux e mise quel mercato enoico in contatto con il nord d’Europa.

I vigneti a moscato di Frontignan hanno esposizione pieno sud e c’è una particolare congiunzione climatica tra calore e ventilazione in cui l’uva sguazza in differenziate maturazioni aromatiche. Quindi, tra mare e collina il moscato concentra così tanti terpeni che la sua aromaticità diventa esplosiva: acini folli, li chiamano i vigneron locali. Qualcuno, in caso di visita, dopo qualche bicchiere tra moscato secco e dolce, vi racconterà anche che lo degustò anche Ercole, di passaggio a Frontignan, e per coglierne fino all’ultimo goccio strizzò la bottiglia a mo’ di torcione, e da lì ne scaturì la particolare forma. Mah!

A noi interessa di più il vino, quello per cui la zona è famosa, il Muscato de Frontignan Cuvée du President, dedicata a Thomas Jefferson. La bottiglia è quella tradizionale, riporta alla mente la favoletta di Ercole; il vino invece è di d’un giallo immensamente solare, d’un brillante mediterraneo. Ha profumi di fico bianco dolce, gelsomino, spezie dolci, tisane al tiglio e spunto finale di frutta tropicale. Gusto morbido e dolce, però in equilibrio con la sapidità e la mineralità apportata dal terreno argilloso e calcareo. Il sapore dolce si ricollega ai sentori del fico avvertito all’olfatto, in più offre nuance gustative di albicocca, liquirizia e fondo di vanillina. Il vino ha quasi 15% di alcool, dovuto al mutage per trattenere lo zucchero, ed ha anche vissuto un po’ nell’ambiente della macerazione pellicolare per estratte tutto il terpene che era in lui.

Va servito ben fresco, meglio 4 °C che 6. È vino da dessert, anche con un po’ di cioccolato; fa la sua bella figura anche se accompagna una macedonia di frutta, o ancora se lo si usa per fare delle pesche al vino. Nel caso lo vogliate servire come aperitivo, in accompagnamento a cicchetti anche un po’ piccanti, prima di berlo spruzzateci in superficie un twist di scorza limone, sarete sopresi dalla complessità olfattiva che si formerà. Una volta aperto può stare in frigo anche fino a due mesi, l’importante è che sia ben chiuso. Ha un valore commerciale molto favorevole, s’aggira sui 7 euro.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)