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giovedì 20 agosto 2015 15:00:00

Il fiume Laignes, 32 km di lunghezza, è un affluente della Senna e nel corso dei secoli ha disegnato la conformazione della valle vitivinicola che sta nel cuore dell’Aube e che accoglie sulle sue sponde i tre borghi che compongono Les Riceys. Siamo nel territorio denominato Barséquanais, un comprensorio a vigna esteso su 842 ha, di cui 778 coltivati a pinot noir. Ed è del pinot noir che vogliamo parlarvi, ma non per il suo uso nel fare Champagne, bensì per il rosato: Rosé des Riceys!

Qui la tradizione di fare il rosato risale al secolo XVII, quando la zona faceva i clairet e il Re Sole ne apprezzava la facilità e l’immediatezza di beva. Oggi non è più così. Il rosato odierno è creato per resistere e quello del vignaiolo Morel ne è una testimonianza eloquente.

Il pinot noir proviene da vigne di quaranta anni, situate nei pendii meglio esposti per ottenere la migliore maturazione e il miglior equilibrio tra zuccheri e acidi. La macerazione è svolta per quel periodo di tempo necessario a ottenere quello che chiamano goût des Riceys, per cui colore, profumo e gusto sono influenzati dagli stili aziendali e dalle peculiarità del clima dell’annata.

Il Rosé des Riceys di Morel Père et Fils è creato in versione rosato, però strizza l’occhio al rosso, infatti matura in legno quasi un anno prima di passare in bottiglia. Ne esce un vino rosato da non sorbire solo nel breve periodo, ma si può lasciare in bottiglia per diversi anni, in modo che offra il meglio della personalità del pinot noir.

Il Rosé des Riceys del 2009 di Morel ha un colore rosa antico, di poca intensità ma ancora luminoso. C’è molta confettura di frutta al naso, come ribes rosso, lampone e ciliegia; non manca il floreale, rosa appassita e qualcosa di lavanda, infine chiude con un po’ di vaniglia e pepe bianco. Il gusto è tutto un velluto, anche troppo, per cui si deve stare attenti alla temperatura  di servizio, meglio 8 che 10 °C. La freschezza è già diventata un lontano ricordo, lo spunto sapido non riesce a bilanciare l’effetto velluto, e meno male che si sono solo 12 gradi di alcol, altrimenti spariva tutta la piacevolezza. È vino da cibi piccanti, sia di pesce sia di carne. Un solo dubbio ci resta: forse era migliore tre anni fa?

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)