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martedì 9 settembre 2014 16:30:00

Una certa piacevole curiosità ci ha avvinto al momento della degustazione di Elisa, espressione del ciclo biologico annuale di un’uva che si chiama Mondeuse (noire), la cui gestazione vendemmiale è timbrata con l’annata 2012.

Vin de Savoie è la denominazione, Jean Françoise Quénard il vigneron.

A proposito di Mondeuse, al Congresso dei Vignaioli del 1846 dell’Alta Val-d’Isère, così si espressero: è una pianta molto produttiva e non difficoltosa, purtroppo produce un vino colorato, piatto, duro, con un gusto di terroir (non inteso con la dizione odierna n.d.r) e non si conserva affatto; si riesce solo sporadicamente a mascherare certe sue cattive qualità miscelandolo con vini ottenuti da altre uve.

Sempre da quegli atti congressuali, ci informano che la Mondeuse ha pellicola dura per resistere alle piogge prolungate, in attesa di essere vendemmiata durante gli ultimi bei giorni dell’autunno. Insomma c’è molto di  non fortunato in questa situazione.

Ma andiamo avanti.

Una delle caratteristiche del Mondeuse sarebbe quella che la migliore espressione dell’uva si trarrebbe da una vendemmia post perdita di foglia in pianta, per cui qualcuno asserisce anche che il nome derivi dal fatto che la pianta sia mondata dalle foglie.

Poco importa tutto ciò per l’indagine che svolgeremo sul vino Mondeuse Elisa 2012 Vin de Savoie.

È vino colorato di rosso! Sappiamo che è banale, ma è davvero tinto di rosso; che potremmo declinare su certe tonalità buccia di ciliegia, oppure con dei vermiglianti bagliori, o ancora con orli porpora: certo è che l’indizio è quello di un vino con dell’acidità.

Quando un profumo è molto intenso la sua qualità vacilla sotto le tensioni di una sopraffazione dallo spunto cuneiforme, anziché ventagliante.

Questo Mondeuse sfiora l’insofferenza post fruttata, nel senso che il suo paniere olfattivo pieno di ciliegie crea un’intensità fruttata con una personalità killer sulle poche residuali florealità, soprattutto violetta. Intuiamo che debba essere servito alla temperatura di un Beaujolais o di un Rosato, anzi anche meno.

Infatti verso i 12 °C si fa pieno di fronzoli fruttati e floreali, si fa snello e agile al profumo, un po’ spinge un po’ si nasconde: insomma gioca a stratificare la sua sottoveste odorosa. Il suo streaptease di profumi si spogliarellizza.

Ha gusto molto saporito e saporoso in succosa e fruttata acidità, tutta espressa e personalizzata in una gustosità di piccoli frutti rossi schiacciati prima di creare un centrifugato di frutta.

C’è insieme quel gusto amaricante e sapido, noyau = nocciolo, che crea un romanesco friccico di sostanziosa acidità. È un gusto d’immediata piacevolezza, ammansititi da una breve sosta in grandi botti di legno; ciò dà l’idea che non sia creato per la beva dell’oggi, ma raffinerà questi esacerbanti tocchi gustativi aciduleggianti con un po’ di prigione in vetro.

L’avevamo pensato in versione Grignolino style, eravamo in errore: il Grignolino è tutt’altra classe!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)