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giovedì 24 luglio 2014 17:00:00

Che le variabili di creare il colore rosato nello Champagne siano infinite come l’uso delle sette note per un compositore è ormai un dato acquisito, ma non conosciuto.

Al pari di ciò che accade nell’uso delle note musicali, da cui si possono ottenere inesauribili variazioni, anche nel colorare lo Champagne ci si avvicina moltissimo.

Ne è la prova il Vintage Rosé, 2009 Grand Cru , Champagne Marguet.

Marguet ha sede ad Ambonnay, ma le vigne che possiede non sono sufficienti a soddisfare le esigenze di quantità e qualità, così si avvale di viticoltori fidati che condividano con lui la filosofia natural in vigna.

Nel premettere che il natural non è garanzia di qualità, l’indagine s’è sviluppata solo nel raccogliere ciò che il vino era in grado di offrire.

Fatto con 84% di chardonnay e 16% di pinot noir, nasce da un’iniziale miscela di vino di colore bianco, tutto chardonnay, poi prima del tirage si colora con il nero di Bouzy e di Ambonnay, e a chiudere un tocco di rosato da salasso, ma non per colorare, ma per impreziosire le espressioni fresche del fruttato, di piccole bacche selvatiche di bosco.

Tutta la vinificazione avviene in legno non nuovo da 400/600 litri, la sosta sur lies è stata di oltre tre anni, la sboccatura è avvenuta a settembre 2013.

Ha tinta rosa, è un po’ rame e un po’ bronzo, sembra il colore di certe delicate giovani carnagioni femminili sulla via dell’abbronzamento.

Il profumo è entusiastico. Il mix di acqua di rose, di violetta di Flavigny e di un puff di cipria rimandano a letture d’avventure sensuali: Casanova, De Sade, Restif de La Bretonne e tutto il corollario delle Filles della Belle Époque.

Ciò che sorprende in questo odore è che ricorda davvero il profumo delle fanciulle in fiore, non quelle di Proust, ma l’odore dei primi trucchi, del primo fondo tinta, che noi maschietti annusavamo attoniti e fragili ai primi contatti vibranti con l’altro incantevole sesso.

Il gusto è di uno spessore liquido sottilissimo, congelante! Il vino scivola creando un impatto “on the rocks”, come di un cubetto di ghiaccio che scivola sulla pelle, dà un effetto energizzante di spremuta di ribes rosso, lamponi, poi s’addolcisce con il sapore del melone rosa e del mandarino. Il corpo è tutta eleganza e niente CO2, eppure quella vitalità d’effervescenza la sentiamo tuffarsi tra sapidità e freschezza, sfiorare il dosage e prendersi il morbido in chiusura di gusto.

Di sicuro è uno Champagne per ammaliare il proprio/la propria amante, se dovessimo fare una scelta strategica è meglio che sia la parte maschile che dà l'imbeccata all’altra, perché già al primo sniff, se l’ambiente è charmante e le occhiate sono propense alla complicità, tutto il presente potrebbe presagire una conclusione scoppiettante.

Ci si potrebbe fare anche dell’ironia in questa descrizione organolettica, e niente ci sarebbe da eccepire, perché Victor Hugo scrisse: “La libertà comincia dall’ironia”. Buon rosé a tutti!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)