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venerdì 3 febbraio 2017 16:30:00

Luigi Manzoni in quel di Conegliano si cimentò con riconosciuta maestria in esperimenti di incrocio e ibridazione, una sua mission era il miglioramento genetico della vite. Gli anni erano quelli a cavallo del 1930 e il clone riuscito meglio fu il Manzoni 6.0.13, altrimenti detto Manzoni bianco.

Da buoni italiani non abbiamo certo considerato al meglio il lavoro di Manzoni, più attenzione è stata posta al lavoro di Hermann Müller, da cui Müller-Thurgau.

Spessissimo è interpretato nella semplicità (che non significa banalità), preferendo evidenziare la sua fragranza fruttata e floreale, per far uscire quella pseudo aromaticità che sembra custodire nella sua buccia. In genere si mostra con una sapidità molto gradevole e un’acidità che trattiene in sé delle deliziose note fruttate.

L’Azienda Agricola Elisabetta Foradori fa una versione particolare del Manzoni bianco nella tipologia IGP Vigneti delle Dolomiti. Lo coltiva nella collina sopra Trento su terreni calcarei e argillosi, lo ha chiamato Fontanasanta.

La vinificazione si effettua in vasche di cemento, con fermentazione e macerazione su bucce, poi allevamento in botti di legno di acacia per dodici mesi.

Ne esce un altro Manzoni. Chiaro nel giallo da sembrar un po’ pallido, intendiamoci non è opaco né smorto, è quel paglierino un po’ dorato e un po’ sabbia chiara. Netto il profumo di macerazione, ben espresso dalla susina gialla, dal succo di mango, dall’ananas, da un erbaceo secco e quasi speziato, da un tono di cardamomo e fiore di magnolia. Non ha impressiva intensità, ma la sua complessità è gradevole in finezza. Sapido al gusto, un tutt’uno con alcol e freschezza,  l’equilibrio è raggiunto, ma saprà sprigionare meglio le sue sfumature gusto-olfattive tra due anni. Da provare.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)