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mercoledì 13 febbraio 2013 17:30:00

L’occasione per scrivere di Malvasia la cogliamo da Tom Cannavas, che nel suo notiziario Web inglese ne parla con un certo entusiasmo.

Egli si sofferma su questo stile frizzante dell’Emilia Romagna e ne sembra anche un po’ sorpreso; noi invece sappiamo che questo stile fa parte della tradizione emiliana, che in una specie di abbinamento per tradizione ante-litteram, avevano già compreso che in quella che è golosamente conosciuta come la grassa cucina emiliana (cotechini e zamponi d’una golosità unica e salumi da sballo), l’esuberante pizzicore creato dalla presenza di una misurata CO2, avrebbe aiutato a “sgrassare” il palato, lasciando un prezioso effetto rinfrescante.

A questo punto sembra chiaro che Cannavas resta sorpreso del bianco frizzante, perché la dominante della versione in rosso, dai vari Lambrusco, a Croatina e Bonarda, è ben più visibile nel panorama europeo e mondiale.

Di Malvasie ne troviamo tantissime in Italia, molte di queste si disperdono in uvaggi e miscele, riuscendo a emergere solo in poche zone, ci viene in mente il Carso, quella dell’isola di Lipari e qualche altro spot.

Eppure la Malvasia ha fatto parte della storia viticola italiana, e fin dal 1248 fu identificata come un’uva capace di offrire vini dall’abboccato al dolce, con una fragranza floreale e fruttata molto graziosa e con quel finale amaricante che sembra avvicinarla al Moscato.

Fu così popolare a Venezia che il nome delle osterie in cui c’era un abbondante uso di vino (ombra de vin) era Malvasa.

Oggi questo gusto potrebbe, non diciamo emergere perché non è mai stato sommerso, ma allargarsi anche altre zone d’Italia.

Piace della Malvasia di Candia Aromatica, perché di questa di tratta Reggio Emilia, Parma e Piacenza, il suo gusto moscateggiante (si potrebbe anche tentare un’inversione di marcia, cioè dire che è il moscato un malvasieggiante), quell’espressione floreale che ricorda il gelsomino e la rosa di campo, quel leggerissimo sentore di miele di conifera, quel fruttato al profumo di succo di pesca e albicocca e quella combinazione gusto olfattiva di dolce fruttosio attenuato da un’acidità mai dispettosa, un’adeguata mineralità che riesce a insaporire la sua leggerezza di struttura.

Ecco, ci piacciono queste Malvasie Emiliane frizzanti dal gusto amabile/abboccato, dalla beva semplice ma raffinata, delicata ma non anonima.  Cavicchioli, per esempio, ne ha messa una sul mercato con un abbigliamento floreale molto trendy.

Gli Inglesi la consigliano da abbinare con la pizza ai 4 formaggi, anche con un po’ di gorgonzola, addirittura anche con formaggio e pere, o meglio ancora con penne pecorino e pere. Tom Cannavas la consiglia per Valentine’s Day.

Noi vorremmo pensarla come una nuova linea di beva, semplice, leggera, da aperitivo e da nuova linfa dissetante per la prossima estate.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)