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venerdì 18 gennaio 2013 16:30:00

Nel V libro dei “Commentarii de Bello Gallico”, Cesare, nel raccontare la guerra nella regione “Belgica”, annota anche la presenza del Lussemburgo nel basso corso del fiume Mosella, quel fiume che consente, oggi, in quaranta km, la coltivazione di vitigni per uve da vino disposti sulle sponde del fiume. La storia della viticoltura fa retromarcia per quasi 2.000 anni e non si può nascondere una certa sorpresa nel costatare un interessante livello qualitativo del vino.

Sorprende ancor di più che nei suoi 2.580 km2 i vigneti si estendano su 1.330 ha e si ottengano 15 milioni di litri di vino bianco secco. E come potrebbe essere altrimenti, visto il clima continentale, estati fresche (18 °C di media) e precipitazioni che si accentuano nei mesi estivi, con escursioni termiche che favoriscono acidità e profumi sottili ma intensissimi.

Al pari della lingua, un mix di Francese, Tedesco e Olandese, anche il vino attira a se aspetti della tradizione enologica Francese e poi Tedesca, soffrendone il confronto organolettico e risultando con molta frequenza sconfitto nel paragone.

Questo non impedisce al vino di essere esportato, seppur in minima parte, in Belgio e in Germania, per il resto i Lussemburghesi si bevono moltissimo  il vino da loro prodotto.

Abbiamo incontrato, molto casualmente, i vini del Domaine Mathis Bastian e siamo stati attirati dal sorriso di due gemelle: Anouk e Nadine.

Lo stampo enologico è attinente a quello Alsaziano, però non paragonabile, vista la leggerezza strutturale dei vini del Domaine. Si cerca di tirar fuori tutto il fruttato possibile dalle uve e di lasciarlo esprimere nelle sue semplici sfaccettature di floreale e fruttato, con un po’ di minerale e un carattere in secondo piano di erbaceo e vegetale.

Il Mathis Bastian Rivaner Vin Classe 2011, ha colore chiarissimo, verdolino brillante. L’energia del profumo è un’ondulazione di fruttato: limone e mela verde; segue un grazioso erbaceo. Non dà l’idea di essere del tutto secco, si tenta con l’abboccato ma può sembrare eccessivo, per cui si opta per un falso secco (tipo falso magro).  Anche la freschezza scatta quasi acidula, poi avverti un sapore di melone, di pera e un riscatto morbido nel finale. Come può accadere tutto questo? Residuo zuccherino 10 g/l e smascheramento del vitigno: Rivaner = Müller-Thurgau.  87/100

Sono però i Riesling i vini che più ci hanno convinto.

Mathis Bastian Riesling Grand Premier Cru Remich Primerberg 2010 è già paglierino, seppur leggero, ha però un iniziale onda fruttata in cui confluiscono alcune mineralità, come il fumé e un po’ di idrocarburo, poi torna la nota agrumata e pomacea. Solo e semplicemente semi acidulo, però davvero gradevole per la sua purezza fruttata. 89/100

Mathis Bastian Riesling Domaine et Tradition 2010 è brillantissimo nella tinta gialla verdolina. Ha molta offerta olfattiva, sia floreale che fruttata, sia minerale che vegetale. Piace l’acidità al sapore di pompelmo, una sapidità che fa capolino e un finale che vira al miele. 88/100

Invece quello che ci ha stupido è l’Auxerrois Blanc.
Mathis Bastian Auxerrois Domaine et Tradition 2007
Già un 2007 ci aveva messo sul “chi va là”, invece ha colore in bella salute, anche nella tonalità dorata. I profumi vorrebbero essere opulenti ma la loro classe resta a metà strada, però in mezzo a un guado di fiori gialli, miele, melone, sembra una macedonia arricchita di spezie dolci. Gusto “burroso”, con acidità timidamente vivace, quindi in equilibrio con gli 11 g/l di residuo zuccherino. 90/100

Mathis Bastian Pinot Noir Domaine et Tradition 2010
Non eravamo affatto incuriositi dal Pinot Noir, a queste latitudini risulta poco ideale per le nostre organoletticità mediterranee. Però visto che ci siano, annotiamo un rosso ciliegia poco incline a creare intensità e  a cui concediamo qualcosa di rubino luccicante. Se un degustatore volesse memorizzare il puro fruttato della ciliegia, questo è il vino ideale: tutta ciliegia freschissima. Poco è il contributo del floreale, pochissimo quello vegetale (meno male). Davvero succosa l’acidità alla masticazione, ancora ciliegia, questa volta come fosse frullata, come un coulis. 87/100

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)