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Louis Royer Cognac

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martedì 13 ottobre 2015 15:00:00

Jarnac se ne sta accucciato ai bordi della Charente (soprattutto riva destra) da tempo immemore, va a ritroso fino al neolitico. Il fiume rappresenta la sua anima e un’intima essenza materiale, al pari del Cognac che ne ha permeato la vita sociale dalla sua invenzione avvenuta a cavallo tra il XVI e il XVII secolo. Jarnac era lì, come lo è adesso, e alle banchine del fiume attraccavano i vascelli olandesi per riempire la stiva di un distillato che non aveva più bisogno di essere allungato con acqua, che prendeva un colore brillante dal legno Limousin. Il Cognac ha sempre viaggiato, anche quando per giungere in estremo Oriente ci si impiegava dei mesi e i pericoli del mare erano sempre in agguato. Questo suo viaggiare però l’ha salvato dalla crisi d’identità e di consumo che ha attanagliato la vecchia Europa per decenni. In Italia la presenza del Cognac nelle carte dei vini ha subito una frenata con l’avvento anni fa dei selezionati Rum e Scotch Whisky, però qualche tiepido vento di ripresa sembra soffiare. Forse alle Maison del Cognac non interessa più di tanto lo spicchio occidentale, visto il boom d’oriente soprattutto in Cina e dintorni. Stranezza vuole che ci siamo imbattuti in una degustazione di Cognac Louis Royer, che sta a Jarnac dal 1853, ha vissuto tutta l’alcolica verve del XX secolo. Poi nell’affievolirsi generalizzato è stato acquistato dai giapponesi Suntory, che in fatto di spirits non sono secondi a nessuno, basta pensare al Whisky Yamazaki Sherry Cask 2013, dichiarato miglior distillato al mondo. Forti di una politica d’acquisizione di vigne e di vini provenienti da tutte le zone, incluso il Bois à Terroir dal clima atlantico, hanno creato delle miscele straordinarie, anche nel prezzo. XO di Louis Royer è un blending di distillati molto vecchi e di tutti i cru, che negli anni hanno concentrato la loro essenza con il contatto con il legno. Infatti ha colore quasi oro rovente, che ricorda un assolato muro estivo dalle rimembranze all’Eugenio Montale. Ha profumi di fiori bianchi primaverili seccatesi al sole, vaniglia e legno dolcissimo, arancia amara candita, miele di castagno e finissima ossidazione. Ha tatto viscoso al palato, tonificante in alcol, con bilanciata combinazione tra disidratazione e morbidezza. Finale lungo, chiusura secca, sfumata nella tostatura del legno Limousin. Circa 190 € per bottiglia da 0,750.

Poi c’è il Cognac Force 53 High Strength VSOP. In questo caso è un Fine Champagne, che con l’invecchiamento ha in parte perso (naturalmente) l’alcol (età distillati 5-6 anni), però al momento del mixing finale l’hanno dosato per contenerne il 53%. È luminosamente ambrato e ha profumi di acido fenico e fenolo addolciti da note di miele e di “marmalade”, di fiori bianchi secchi e di barrique nuova. Impetuoso in alcol, miscela in sé un alcol incandescente, però capace di chiudersi in pseudo dolcezza e lasciare spazio alla secchezza solo nel finale di bocca. 60 € per bottiglia da 50 cl.

Louis Royer non fa Cognac dalla tempra docile, ogni sua versione ha un certo carattere di durezza in secchezza che ne fa una riconoscibile personalità di beva.

AIS Staff Writer

 

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