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lunedì 25 giugno 2012 16:15:00

di Roberto Bellini

Il 15 luglio 1099, al grido “Deus Vult” (Dio lo vuole), i crociati conquistarono Gerusalemme e il sogno di Urbano VII si avverò: nacque il Regno cristiano di Gerusalemme.  Il “Santo Sepolcro” divenne subito luogo di culto e molti pellegrini iniziarono a intraprendere faticosi e pericolosi viaggi per raggiungerlo, mettendo a repentaglio la vita perché le vie di comunicazione erano infestate da bande di saraceni pronte a tutto pur di avere la rivincita per la battaglia persa nel 1099. La difesa dei pellegrini divenne un’esigenza, una specie di elemento saldante tra la cristianità di Roma e la culla da cui tutto si era sviluppato.
Fu nel 1118 che alcuni cavalieri, esclusi forse dal poter accedere all’eredità nobiliare perché non primogeniti, professarono, in virtù della loro convinta fede in Dio, di volersi assoggettare a seguire una vita di povertà, castità e obbedienza, votandosi completamente al servizio di Dio. Uno dei più illustri fu Hugues de Payns. L’ordine fu riconosciuto al concilio di Troyes nove anni dopo la sua fondazione e il nome da loro assunto fu: Pauperes commilitones Christi templique Salomonis, o più semplicemente Ordine dei Templari.
Hugues de Payns, secondo la tesi francese, la più accreditata, è originario di Payns, località questa situata a 10 Km da Troyes, in direzione nord. Se capitate da quelle parti c’è il piccolo museo a lui dedicato.
Siamo nell’Aube, in quella parte del dipartimento Champagne-Ardenne in cui il Pinot nero da destinare alla presa di spuma champenoise è dominante nei vigneti adagiati su uno strato di terreno di provenienza quaterniaria.
Questo segmento di Francia è legato alla storia dei Templari da un filo di storiografia ancora non interrottosi, e vede in Bernardo di Chiaravalle e nell’abbazia di Clairvaux a Villes-sous-la-Ferté la sorgente di un movimento religioso e laico, che ha costruito un misterioso pezzo di storia nelle vicende relative ai rapporti tra il reame di Francia e il Papato. Anche lo Champagne è legato a questa storia, con un filo che nasce dalla Commanderie d’Avalleur e dalle vigne destinate a produrre vino per dissetare gli avventori, si annoda con i frati dell’abbazia di Hautvillers, Dom Perignon e Dom Oudard, a cui si deve la creazione ragionata dello Champagne e si stringe definitivamente con la Cooperativa di Clérambault di Neuville-Buxeuil. Questa cooperativa, fondata nel 1956, si è ispirata a Clérambault IV, signore templare che possedeva vigne a Chappes.
Siamo nel profondo Aube, un territorio che in fatto di Champagne ha dovuto attraversare momenti difficilissimi, che culminarono con l’onta di essere classificati Champagne Deuxième Zone. Ma i vigneron combatterono sorretti dalle istituzioni, per cui non accadde come ai Templari, a cui Papa Clemente V voltò le spalle nel concilio di Vienna del 1312, svendendo definitivamente le vite e i beni dei cavalieri al re di Francia Filippo il Bello.
Quest’anno l’Aube ricorda i 700 anni della dissoluzione dell’ordine dei Templari e la Cooperativa Clérambault di Neuville-sur-Seine, 78 vigneron che coltivano 160 ettari di vigneti, hanno voluto ricordare questa sciagura e rendere loro gli onori delle armi, con un’arma enologica: Champagne Cuvée des Templiers. È un assemblaggio paritario delle uve che sono l’anima dello Champagne: 1/3 Pinot Noir, 1/3 Chardonnay, 1/3 Pinot Meunier.
È una cuvée semplice nella sua sostanza fruttata, doverosamente briosa nella mousse, rilascia una fragranza olfattiva carica di purezza, scevra dai fronzoli di sperimentazioni enologiche, in linea con lo spirito austero e il ripudio del superfluo dei Templari.
Non è una cuvée da concorso, non vuole ricevere onoranze dalle guide, ma nel voler onorare i fasti dei Templari, quei fortunati che sorbiranno una delle duemila bottiglie prodotte, spero alzino il calice e brindino alla memoria dell’ultimo Gran Maestro dell’ordine, quel Jacques de Molay, arso il 18 marzo 1314 in un isolotto della Senna nei pressi di Notre Dame.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)