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mercoledì 27 novembre 2013 10:15:00

Conosciamo la produzione del Castello di Lispida, i suoi vini fermi sono una parte di quella storia di fare vino che combina l’antico all’alternativo, per cui non sappiamo mai se collocarli nella primordialità o dentro una nuvola di futuro.

Una cosa però è certa: sono vini di grande appeal, forse complicati, di certo complessi, ma non complessati sotto il profilo organolettico.

Però anche coloro che hanno già identificato la carreggiata organolettica del loro rally enologico qualche volta mostrano segni difficili da decifrare e sbandano.

È il caso di questo Lispida Rosato Vino Spumante 2009. Innanzitutto l’uva, è del Merlot e altre non citate: ma non s’era detto che il Merlot con la CO2 poteva diventare come il cavolo a merenda? Per il resto tutto è in linea, perché l’età delle viti è di anni 10, la resa per ha non supera i 22 hl: insomma una coltivazione da super estrazione.

Invece ecco uscire un rosatino, timido, giusto un color mandarino la cui buccia arrossisce perché sgranandolo mostri le nudità degli spicchi candidi e profumati.

Già è uno spumante, di quelli Charmat, così recita il pdf.

Invece il nostro naso recita un requiem olfattivo, troppo neutro il fruttato, e meno male che non esce quell’erbaceo esplosivo dei rosati da Breton.

Lo spunto floreale, anche se indefinito, è quello che regge l’olfatto, un po’ poco per lo stile di Lispida.

Ma eccoci al dunque gusto olfattivo. Sì, è fresco proprio nel modo più classico, e cioè aiutato dalla pressione atmosferica, anzi quando la temperatura si abbassa la spinta del frizzante supera la freschezza e rende al volume gassoso una piena e completa sensazione di neutralità gusto olfattiva. Quando la temperatura risale dà un vaga idea di poter essere espressione di un sapore collegabile a un sorbetto al ribes rosso.

Cerchiamo, anzi scaviamo, per estrarre della sapidità, ma resta un esercizio senza proficua conclusione.

Resta una curiosa sensazione di impotenza gusto olfattiva, auspicavamo di intercettare quelle singolarità di cui Lispida è portatrice in altri vini, invece mostra tutti i simpatici imbarazzi di una più che discreta gradevolezza.

L’abbiamo provato con del bollito misto: cotechino, lingua, coscia di gallina, musetto, il tutto accompagnato da cremoso purè di patate, un po’ di mostarda di Cremona e della salsa verde non agliata. Ebbene qui è stato superbo: valli a capire te gli interrogativi!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)