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venerdì 5 febbraio 2016 16:30:00

Il vino effervescente ha straordinariamente conseguito un exploit di consumo che s’è allargato ovunque ci sia una carta dei vini da mostrare al cliente, o uno scaffale a vino nella grande distribuzione. Chiaramente il pensiero, quando c’è il frizzante di mezzo, va tutto allo Champagne, però la cosa può essere vista da angolazioni meno ridondanti. Innanzitutto tra il 2005 e il 2015 c’è stata una progressiva crescita mondiale di consumo di vini effervescenti, che nel 2015 dovrebbe un po’ rafforzare il dato statistico 2005-2014 che s’attestava a un +4,1% (in grande crescita però lo è solo dal 2011): per la cronaca i vini fermi sarebbero cresciuti dell’1,3%. I dati così esposti portano a quantificare la quantità in ettolitri consumata in circa 17,6 milioni, per cui l’incidenza percentuale sul consumo mondiale di tutto il vino si colloca al 7%.

Al primo posto troviamo la Germania, che consuma 1/6 del frizzante presente sulla terra, però oltre l’80% è di produzione interna. Anche la Russia consuma molto, è al secondo posto, però beve quasi tutto di produzione propria.

Gli States consumano 1,9 milioni di ettolitri di vini effervescenti, in questo caso la percentuale tra prodotto interno e  prodotto importato ha però uno scarto contenuto; mentre la Francia se ne sta al quarto posto con un consumo di 1,8 milioni di ettolitri. Per quanto riguarda gli Inglesi non sono messi male in fatto di sparkling: ne bevono 1,3 milioni di ettolitri, e questo è quasi tutto importato.

In termini di produzione le nazioni principali sono nell’ordine Francia, Italia e Spagna.

In questi anni è cambiato anche il podio che riguarda l’occupazione del mercato. L’Italia ha sorpassato la Francia in fatto di numeri, ma non di valore, e il Prosecco rappresenta ormai quasi il 30% dell’export frizzante d’Italia.

Secondo alcuni analisti la crescita del Prosecco s’è insinuata anche in un segmento di consumo meno altolocato, meno altisonante, intendendo con ciò quella miriade di ristoranti-pizzerie che mai si sarebbero avvicinate al top di prezzo (esempio Champagne). Qualcuno ha parlato di democratizzazione effervescente. Un così florido mercato ha però i suoi pro e i suoi contro, ed è ciò che sta accadendo allo Champagne, per troppo tempo considerato il prodotto celebrativo delle grandi occasioni, più che delle occasionalità gastronomiche. Un gremlin           effervescente (però non maligno)  sta attirando certe attenzioni dei consumatori, ed è quello che punta al varietal a dispetto dell’identità geografica. In Francia ne hanno già avuto avvisaglie, per cui cosa accadrà nel futuro dell’effervescenza è ancora tutto da intuire e scoprire, una cosa però è per ora certa: l’effervescente è in ascesa.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)