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lunedì 18 luglio 2016 10:30:00

La rinascita di Lanson s’è ormai consolidata dopo vari passaggi proprietari da Marne-Champagne a LVMH, dopo alcune incomprensibili mosse viticole, e l’acquisizione definitiva da parte di Boizel Chanoine Champagne Group. Lanson è una Maison blasonata e storica, nata nel 1760, ha dissetato le corti di mezza Europa ed è stata una delle prime Maison a diventare fornitore ufficiale della corte d’Inghilterra. Era il 1900. È ormai qualche mese che si trova in circolazione lo Champagne Clos Lanson, l’annata è la 2006, la prima. Il vino fa una virata rispetto allo stile Lanson, sempre molto attento all’uso dell’acciaio. Il Clos Lanson, 100% chardonnay, tocca solo legno, anche della foresta di Argonne, e non solo in fermentazione, ma anche nel rilassante tempo prima del tirage.

Il vigneto è un fazzoletto di terra proprio accanto alla Maison, è il solo Clos metropolitano di tutta la Champagne, tanto che dire vigna è un’esagerazione, meglio giardino incantato.

È un vino che richiama l’epopea enoica del Clos du Mesnil, con le foglie dello chardonnay che succhiano il calore dell’agglomerato urbano (microclima da cattedrale) e spicca in struttura acida (8 g/l) e in alcol adeguato. Per partorire il 2006 ci sono voluti 9 anni, però ne è valsa la pena attendere. È da poco in vetro, quindi a nostro avviso ha bisogno di una tassellazione delle sue esuberanze in durezza, perché qualcosa nel volume gassoso ancora sorride alla puerilità. La spuma si scioglie luccicando di un riverbero bianchissimo, purissima e ben agglomerata, le micro bolle si nascondono nell’invisibile e accecante brillantezza della tinta paglierina. C’è la parte più fine dell’essere chardonnay nel profumo di questo Clos Lanson 2006, con il fruttato d’un sapido ananas e il floreale di gelsomino e mughetto, stuzzicati dalla tostatura della nocciolina, dall’avvolgente salinità dell’anacardo e dalla viennoiserie, dai biscotti al burro, e qualcosa di miele che ci suggeriscono essere il marchio d’impresa del Clos. All’assaggio c’è tutta la sciccheria acida del vitigno, per cui il garbo gustativo è quasi compiuto e se dovessimo completare la sua vestizione per la serata di gala, si potrebbe dire che la pochette poteva essere meno lookeggiante. Uno Champagne che va subito nell’olimpo delle Cuvée de Prestige, con una performance da 95-96/100, prezzo poco sotto i 200€, e una prospettiva di incidere a lungo nella storia del territorio remigino.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)