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giovedì 5 aprile 2018 09:00:00

Acqua magnetizzata. Basta fare un giro su internet per trovarsi sommersi - è il caso di dirlo - da fiumi di siti sui benefici curativi derivanti dalla magnetizzazione dell'acqua. La spiegazione del fenomeno si basa sempre su un linguaggio povero e su castronerie confutabili da un qualsiasi laureato in discipline chimiche o fisiche. In Monferrato, invece, l'enologo Riccardo Canepari, dopo avere visto resistere al normale imbrunimento una mela sbucciata immersa in acqua magnetizzata, ha voluto vederci chiaro. Così, per tre anni, ha seguito un vigneto del Monferrato, quello di Giovanni Rosso, proprietario dell'agriturismo Cascina la Faletta, irrorandone parte con acqua magnetizzata e parte con acqua d'uso comune. L'acqua, usata per irrorare i filari coi fitofarmaci, viene magnetizzata passando attraverso un tubo di metallo di circa trenta centimetri e viene poi distribuita alle piante. Il risultato? Positivo, sembra: le piante trattate, nel periodo di germogliazione, crescono più velocemente, manifestano maggiore resistenza alle malattie e agli attacchi dei parassiti. Una tecnica, quella dell'acqua magnetizzata, non nuova per i vignaioli. Sembra essere stato il Veneto il primo ad avere imboccato il sentiero: nella zona del prosecco, dicono, usare acqua magnetizzata potenzia i principi attivi dei trattamenti, permettendo di ridurne le quantità da miscelare. Canepari, però, vuole andare oltre e raccogliere evidenze certificate dai crismi del metodo scientifico. Per ottenere i riscontri desiderati ha contattato il professor Paolo Trivero, professore di fisica all'Università del Piemonte orientale, per seguire il ciclo di vita del vigneto sottoposto all'acqua magnetizzata. A lui, dunque, l'ultima, futura, parola. 

Gherardo Fabretti

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)