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mercoledì 3 aprile 2013 16:30:00

L’Union-L’Ardennais ha pubblicato nel mese di dicembre una notizia molto, molto curiosa, che ci era sfuggita.

La vite (bianca) più antica al mondo è Remigina, cioè di Reims. Così titolava il quotidiano L’Ardennais, incensando i Gesuiti per aver preservato questa vite, che risponde al nome di Verjus. La vite si trova nel Campus di Scienze dell’antico Collegio di Reims.

Dopo una serie di analisi scientifiche, attuate a portate a termine dall’Istituto della vigna e del vino di Montpellier, la certezza si è concretizzata a discapito del Marawi (che si credeva fosse il più vecchio vitigno) e ha portato alla ribalta questo Verjus.

Se da una parte la notizia ha destato interesse e sorpresa, dall’altra sembra aver generato anche un po’ di scetticismo, visto che era considerato scomparso e non esistono sinonimi in letteratura.

I ricercatori affermano che la vite non ha discendenti, quindi è stranamente solitaria. Con il Verjus si può fare vino, ma soprattutto una salsa saporita (fatta con uva non matura) da usarsi in cucina, salsa che accompagnava quasi un quarto dei piatti nel 14esimo secolo, poi è passata di moda e con esso anche il vitigno; non si ha infatti traccia del gusto del vino che se otteneva, ammesso che se ne ottenesse.

Alla salsa Verjus si riconoscevano nel tardo medioevo anche virtù medicinali, tanto che l’usavano per attenuare i bruciori di stomaco e favorire la digestione.

Non essendoci tracce scritte, tutto sembra ricondursi alla tradizione orale, soprattutto per ciò che riguarda la vigne del circondario di Reims, soggiogata dai vitigni usati per lo Champagne.

La corsa per ricercarne la provenienza è già partita e in pole position sembra esserci il territorio di Ashkelon (50 km a sud di Telaviv), ma già le voci della cittadinanza s’innalzano per proclamarla un monumento storico, al pari della Porte de Mars.

Mentre la ricerca della sua identità continua, già sono stati predisposti dei progetti per farne del vino e riappropriarsi di un gusto primitivamente millenario. Non ci resta che attendere.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)