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giovedì 9 maggio 2019 09:00:00

La vigna di Leonardo torna a casa

Ha ragione Vittorio Sgarbi: non c'è bisogno di attendere ricorrenze mortuarie per celebrare i grandi artisti. Spolverare di cinquantennio in cinquantennio illustri decessi per organizzare mostre e feste forse non è la maniera più etica di portare avanti le cose, tanto più che uno come Leonardo - per continuare con Sgarbi - non è morto, ma vivo. Eppure sono le ragioni del marketing a vincere, aiutate da quelle del comune sentire mnemonico, più sensibile ad anniversari scanditi da unità di misura implacabili che a iniziative improvvise. 

Un vigneto a Vinci

Così, a cinquecento anni esatti dalla scomparsa, il 2 maggio 2019, alcune marze, prelevate dalla vigna della milanese Casa degli Atellani, sono state piantate sulla collina di Sovigliana, a VinciL'iniziativa è dei coniugi Francesco e Veronica Passerin d’Entrèves, proprietari di Fattoria Dianella. Sapendo che la famiglia di Leonardo possedeva vigneti tra Vinci e Bacchereto, hanno chiesto ai Castellini, proprietari della Casa degli Atellani, alcune marze da piantare nell'orto ornamentale dell'azienda. Un simbolico ritorno a casa dalla Milano che per prima aveva donato all'artista un fiorente vigneto. Una storia che vale la pena ripercorrere. 

Un terreno per Santa Maria delle Grazie

Nel 1498 Ludovico Sforza dona a Leonardo un terreno vitato di fronte a Santa Maria delle Grazie. La chiesa non ospiterà mai le spoglie del signore di Milano, così come egli stesso aveva preventivato (morirà in prigione a Loches, in Francia, e poi sepolto a Tarascona, nel 1508) ma all'epoca dei fatti il Moro voleva ricompensare l'artista per i suoi servizi, non ultimo l'affresco dell'Ultima Cena nell'allora refettorio rinascimentale del convento. Nemmeno Leonardo, in verità, godrà a lungo del suo vigneto, ampio quasi un ettaro (8300 mq): sequestrato dai francesi nel 1501, gli verrà restituito solo nel 1507, quando baratterà il suo lavoro di completamento di alcune opere in cambio del ritiro della confisca. Dodici anni dopo, la morte, e la divisione testamentaria del terreno in due lotti di eguali dimensioni: uno all'allievo Gian Giacomo Caprotti, detto il Salai, e l’altro a Giovanbattista Villani, il servitore più fedele.

Gli studi di Luca Beltrami

Caprotti vi costruirà sopra una casa, morendo dieci anni dopo il maestro; Villani cederà il terreno al Monastero di San Gerolamo. Fu lo storico dell'arte Luca Beltrami, il più competente esperto del periodo milanese di Leonardo, a ricostruire dimensioni e destino del vigneto. Nel 1920, prima della divisione in lotti della grande vigna di San Vittore a scopi di edilizia civile, Luca Beltrami riesce a fotografare il grande pergolato che quattrocento anni prima era stato, almeno in parte, proprietà di Leonardo. Al loro posto case, quasi ovunque. Sopravviveranno solo alcune piante, parte del lotto ereditato da Caprotti, salvate perché all'interno del perimetro del giardino della nuova Casa degli Atellani recuperata da Piero Portaluppi. Ci penseranno un incendio prima, e i bombardamenti angloamericani del 1943 poi, a radere al suolo quel fazzoletto di memorie.

Rinasce la vigna di Leonardo

Decenni dopo, la Fondazione Portaluppi e la famiglia Castellini finanziano una ricerca per effettuare alcuni rilievi intorno all'area individuata quasi cent'anni prima da Beltrami, affidandosi all'enologo Luca Maroni, alla genetista Serena Imazio e al professor Attilio Scienza dell’Università di Scienze Agrarie di Milano. Dopo avere identificato i sentieri che ripartivano i filari dell'antica vigna, l'identificazione del DNA dell'antico vigneto: una varietà di Malvasia Bianca di Candia. Dopo avere piantato in serra le viti necessarie all’innesto, e in seguito alla nuova piantumazione del vitigno, la vigna di Leonardo ha ripreso a germogliare. Una seconda vita da celebrare in nome di un'artista immortale. 

Gherardo Fabretti

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)