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giovedì 29 gennaio 2015 10:30:00

E non certo per il caldo, anche se i geli di qualche anno fa sono diventati un lontano ricordo. La Toscana sta bollendo in bollicine, c’è una verve energica ed energizzante nel produrre questo vino molto trendy in questo anni, forse sulla scia del successo mondiale del Prosecco. In Toscana la tradizione di spumantizzare in azienda non è tra le più consolidate, meglio affidarsi all’esperienze e concretezze altrui.

Non è il caso della Tenuta del Buonamico di Montecarlo (Lucca), ci racconta Eugenio Fontana, mostrandoci le due luccicanti autoclavi orizzontali, realizzate ad hoc per l’azienda, in cui spumantizzano il loro cosmo frizzante, composto da uve pinot bianco, sémillon e trebbiano toscano per la versione bianco, sangiovese e syrah per il rosé.

La linea spumantistica si chiama “Particolare”, noi siamo stati attratti dal degustare quello ottenuto da solo pinot bianco: si chiama l’Inedito – Premiere Cuvée.

Eugenio ci racconta che la cuvée è composta da vini di diverse annate e una parte è affinata in tonneau per quasi nove mesi, con l’intendo di dare “del morbido” all’energia dell’anidride carbonica e recuperare l’eleganza delicata del pinot bianco.

Fa sei mesi di fermentazione in autoclave, la temperatura è dosata verso il basso per preservare tutto il corredo odoroso del pinot bianco; una volta messo in bottiglia lo si lascia a riposare per altri tre mesi.

Ne esce un “Inedito Particolare Premier Cuvée”, genericamente vino spumante, come vuole la legislazione, con una gradazione estremizzata al 13% di alcol. Domanda: avrà quest’alcol dei riflessi un po’ bizzarri sul gusto complessivo del vino? Questo ci siamo chiesti alla lettura dell’etichetta, consci del fatto enologico che un alcool non equilibrato può non rendere vita facile all’espressione dell’anidride carbonica. E su! L’arcano, se di arcano si tratta, ben presto si scioglierà. Ecco lo sciogliersi della mousse. Sale, sale, sale lungo la parete del bevante, la cui ampiezza accoglie, come in un abbraccio, tutta la dose di carbonica che si rilassa in un sonno oceanico. Così è il pinot bianco. Un vitigno delicato e sottile, timoroso e sfuggevole, un po’ chardonnay e un po’ contrario a quell’accostamento, per molti anni confuso e confusosi in una assurda non identità. Eppure il pinot bianco è vessillo del proprio spirito di grande espressione fruttata, d’una prorompente declamazione di frutta gratinata, ben essiccata in forno, oppure disciolta per fare della mousse. Tanti e tanti sono i ricordi di quelle note olfattive in questo Inedito Particolare Premier Cuvée, molti sopraggiungono e si affiancano nei fiori gialli, maggiociondolo e ginestra, e quel quasi animale d’una cera d’api. Lo spumante Inedito Particolare Premier Cuvée da solo pinot bianco del Buonamico ha profumazioni insolitamente “calde”, come si provenissero da qualcosa che esce da un forno di pasticceria e combinassero a sé burrosità, miele, confetture e zucchero vanigliato. Poi c’è tutto un gusto “ciccione, pacioccoso”, allegramente morbido e brioso in sapidità; una gassosità che invita all’assaggio ripetuto, perché niente viene stravolto dal pizzicore di una anidride carbonica che ha spirito crocerossino verso quella delicatezza che fa del pinot bianco un vitigno da massaggiare e non da strattonare in durezze. Per cui ha volume liquido con gassosità che rilascia un senso di golosa burrosità, di vogliosa beva, beva e beva: che sia pericolosa?

Ma no, carissimi tutti! È semplicemente una riuscita interpretazione del pinot bianco. forse in versione nuovi orizzonti, e di questo ci monta la convinzione.

Trattasi di vino da bere, in fin dei conti, anche con spaghetti, aglio (quello non ossidato), olio (quello buono) e peperoncino (quello fresco di Calabria), perché abbinare due diverse ottime semplicità non è facile, e l’Inedito Pinot bianco della Fattoria del Buonamico ha in sé tutta l’eccellenza della semplicità. E scusate se è poco!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)