Associazione Italiana Sommelier

 

La Svizzera “declassata”

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lunedì 3 giugno 2013 10:00:00

La Svizzera del vino è balzata da poco tempo alle cronache europee per un repentino, quanto poco previsto, appeal qualitativo. Quell’essere vigneto estremo, con la possibilità di abbinarlo al cerchio della curiosità, vista che la propria nomea di nazione non è mai stata fondata sul vino. Eppure certi bianchi, da Fendant, sono riusciti a comunicare la loro presenza oltre i quattro cantoni.

L’entusiasmo sembrava alle stelle, poi queste stelle hanno iniziato a brillare un po’ meno e il vino domestico s’è avvinghiato in una spirale di crisi.

Da una parte c’è stata una risalita impetuosa dal Franco Svizzero, che ha innalzato l’asticella della convenienza rispetto all’Euro, poi si è verificato un catastrofico calo dei consumi che nel 2012 ha oltrepassato la soglia psicologica del meno di un milione di ettolitri.

Le cantine si sono trovate con delle eccedenze e il parlamento della Confederazione Elvetica ha deciso di sostenere il declassamento del vino a denominazione di origine controllata con un aiuto straordinario di 10 milioni di franchi svizzeri.

Ciò si traduce, da questo mese di giugno e fino al termine del 2013, in un contributo federale di 1,5 franchi per litro, sperando che ciò possa aiutare lo smaltimento degli stock.

I produttori delle altre nazioni hanno visto di buon occhio quest’azione perché blocca certe rivendicazioni interne, dei produttori svizzeri, che avrebbero gradito una revisione dei contingentamenti tariffari sulle importazione di vino, in altre parole una riduzione dei volumi dei vini di importazione.

In combinazione con questa azione a sostegno della filiera domestica, s’è anche attivata una riduzione dei rendimenti delle vendemmie dei prossimi due anni, 2013 e 2014: il rendimento massimo sarà di 130 kg/ha, che decisamente non e per così dire pochino.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)

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