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venerdì 31 gennaio 2014 15:15:00

A metà gennaio s’è svolto a Londra un Eno-Workshop sulla famiglia dei Cabernet, cioè su quei vitigni d’origine Cabernet, che oltre al Cabernet Sauvignon e al Franc, affilia anche il Sauvignon blanc, il Merlot, il Malbec e chiaramente il Carmenère: una famiglia “allargata”, o forse allargatasi.

L’interesse non è stato solo quello delle degustazioni comparate dei vini provenienti da Cile e Argentina, Italia, Francia e Sud Africa, ma anche per la proiezione commerciale che certi vitigni sembrano aver imboccato.

L’esito del Workshop avrebbe evidenziato una concreta prospettiva di affermazione worldwide di quell’eno-attore non protagonista del blend bordolese che risponde al nome di Cabernet Franc.

Il Cabernet Franc mostra apprezzabili incrementi di eleganza olfattiva e gustativa in Cile e in Argentina, dove il calore e il clima secco lo matura al meglio, lo asciuga da certe amarezze vegetali e lo forbisce di tannino soffice e poco reattivo ad allungarsi in ricordi amaricanti retro nasali.

I dati statistici evidenziano che il Cabernet Franc è ormai il XVII vitigno coltivato nel mondo, e udite, udite, dopo la Francia (66%) è l’Italia la seconda con il 13%, seguono USA con il 7% e infine Cile e Ungheria con il 2%, in tutte le altre nazioni “calde” sta però esplodendo.

La previsione della crescita del vino da Cabernet Franc è legata soprattutto, a detta degli esperti americani (sia nord che sud), al nascente cambiamento di gusto, cosa questa non da intendersi come negativa condizione di beva, ma come naturale e co-ciclico cambiamento di attenzione al prodotto vino.

Ancora una volta è messa in discussione la “potenza” della struttura del vino, che ha iniziato a stancare alcune fasce di consumatori e che inizia a intravedere qualcosa al di là dell’attrazione Pinot nero, che era restato quasi da solo a contrastare l’imperante ed eccellente taglio bordolese.

I partecipanti al Workshop londinese sembrano concordare sul fatto che il Cabernet Franc può trovare in particolari e dedicati siti agricoli del mondo un perfetto habitat per trasformare la propria struttura gusto olfattiva.

Per esempio, in Argentina lo stanno coltivando a 1400 metri di altitudine a Gualtallary e tra qualche anno dovrebbe addirittura competere con il Malbec.

L’idea futura è quella di impiegarlo da solo, per cui hanno individuato che il Cabernet Franc gradirebbe vegetare dove non ci sono estreme fluttuazioni climatiche tra giorno e notte e il monte climatico non sia troppo spostato verso l’alto.

Attendiamo con ansia questi “nuovi” Cabernet Franc, annunciati come poco erbacei e molto fruttati, addirittura floreali e con intrigante nota di pepe nero. Per ora continueremo a deliziarci con quelli italiani, alcuni dei quali sono veramente oltre il top.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)