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giovedì 5 giugno 2014 16:30:00

Nel vigneto ci si cena a lume di candela accompagnati dalla musica dei violini, oppure al ritmo della fisarmonica, notoriamente uno strumento musicale agreste folk, si possono effettuare delle degustazioni di vino, o ancora ci si fanno le scarpinate e le eco maratone; qualcuno nella valle della Loira ci faceva razzolare le galline, altri ci lasciano pascolare i bovini e altri ancora le pecore: quest’ultima triade non avviene durante il periodo in cui i chicchi dell’uva sono maturi.

Ah, ci siamo dimenticati un dettaglino: in vigna c’è l’uva e dall’uva si può ottenere il vino.

Ormai è risaputo che le piante – dicasi tutte, chi più e chi meno – sono sensibili alle onde magnetiche emesse dalla musica e ne ricavano – chi più e chi meno – dei benefici.

Ciò potrebbe significare che un po’ di sdecibelizzato suono e/o rumore non nuoce alla salute. Ne sono testimoni i vigneti dell’azienda Paradiso di Frassina a Montalcino, il cui trattamento musicale crea un effetto vegetativo molto positivo alla pianta, al pari d’aver assorbito una rigenerante terapia termale.

Adesso The Guardian riprende l’argomento vino-musica e ha pubblicato una notizia che arriva dalla Spagna, dove una vineria ha lasciato riposare il vino imbottigliato irrorando nell’aere della musica (selezione musicale) per 59 ore.

La volontà di fare un’esperienza del genere nell’azienda Barahonda, nella Murcia, nasce dal fatto che c’è una tesi che afferma che l’ascolto della musica da parte di una donna in cinta può influenzare il carattere di chi deve nascere.

L’azienda ha ripreso questa tesi e l’ha applicata al vino, che risulta fatto di Monastrell, Petit Veredot e Cabernet Sauvignon e sosta in barrique di legno francese e americano per quasi dieci mesi, poi in bottiglia, appunto per completare il suo percorso di nascituro.

«La musica arrotonda le spigolature tattili prodotte dai tannini», così afferma Sonia Garcia di Barahonda, perché la musica scelta è quella folk e delle pastorali islandesi.

Chiaramente non c’è esperto che creda a questa cosa, e nemmeno l’azienda; è essenzialmente un marketing project che sicuramente attirerà l’attenzione di molti consumatori, perlomeno è divertente l’idea.

L’azienda ha avuto anche negli anni passati delle maniere fuori dagli schemi per presentare i vini, per esempio lo scorso anno creò delle bottiglie profumate.

A commento della notizia c’è un inciso molto simpatico di un lettore che sembra esperto anche in biodinamica.

Come saprete c’è una teoria, inventata ma Maria Thun, che asserisce che il vini si degustano al meglio in quei periodi conosciuti come “giorni del fruttato”, e cioè quando la luna passa attraverso le costellazioni del Leone, del Sagittario e dell’Ariete.  Il lettore commenta: sfortunatamente la maggior parte di noi, non si cura di cosa stia accadendo alla  luna prima di bere un vino, però siamo certi che se ci troviamo in un ambiente mentre beviamo del vino e la musica che diffondono è impeccabile, il tutto suona molto, molto meglio.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)