Statistiche

  • Interventi (1589)
  • Commenti (0)

Archivi

giovedì 14 maggio 2015 17:00:00

Rosa lampone, rosa albicocca, rosa peonia, rosa occhio di pernice, rosa anguria, rosa corallo, miscelate il tutto, spennellate o pennellate un po’ un qua e un po’ in là, infine agitate il calderone a mo’ di mago Merlino e il tutto si muta in un colore altrettanto mutevole e sensibile alla luce, ma ben definibile in cerasuolo.

A dire il vero c’è molta discussione su questo descrittore cromatico perché il riferimento scivola sul colore della buccia di ciliegia, e verrebbe da dire: quale?

Partiamo però dal vino: Montepulciano d’Abruzzo Cerasuolo 2012 dell’Azienda Agricola Valentini di Loreto Aprutino.

Lo sappiamo che può sembrare superfluo ricordare il luogo di residenza viticola, visto l’assolutezza enologica del produttore, tanto che se uno scrivesse una cartolina e indicasse come indirizzo “Trebbiano di Valentini,  Italia”  le Poste lo consegnerebbero senza difficoltà.

Non è di questo però che vogliamo parlare, ma del colore di questo 2012 Cerasuolo, così rosato da non sembrarlo, come il colore di una guancia arrossita dal freddo pungente, come un rosso rubino che s’intimidisce a mostrarsi. Si potrebbe coniare un nuovo colore: rosato valentini. Sono trascorsi tre anni dalla vendemmia e il profumo si è impigrito, ci mette un po’ a svegliarsi, per cui suggeriamo di non “ghiacciare” il liquido, oppure e/o poi – come intelligentemente qualcuno ha detto (non ricordiamo chi) – caraffiamolo.

All’improvviso il profumo inizia a germogliare e fiorisce nei toni fruttati: ribes rosso, arancia rossa e melograno, per chiudere con un tocco di jus de tomate appena frullato. Il floreale rimanda alla prima primavera, quindi un mix grazioso di appena sbocciato: fiore di pesco, glicine. Palato spesso e addensante negli elementi minerali, lancia una sferzata acida molto rinfrescante, che crea ondulazioni retro olfattive succose e agrumate. Un sorso dalla trama gusto/olfattiva che è rigorosa espressione di un saperlo fare senza se e senza ma. Chapeau!

Siamo tornati sul vino rosato perché troppi sono quelli che lo guardano con diffidenza, è vino vero, reale espressione enologica di un volerlo fare, e come tale non da liquidarlo da una vendemmia all’altra. La sua difficoltà di essere eno-visibile non è da ricondurre alle incertezze  qualitative, ma alle difficoltà altrui di scostarsi da certi… a prescindere.

AIS Staff Writer

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)