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mercoledì 29 gennaio 2014 17:00:00

Detto così, l’incompiuto, ha rimandi decisamente non enologici e per i musicofili l’attinenza indietreggia fino al 1828, anno in cui Franz Schubert (notoriamente un non produttore di vino) s’allontanò definitivamente dalla crosta terrestre lasciando la sinfonia n° 8, in si minore, incompiuta.

Un altro incompiuto di spessore appartiene al genere letterario, a Charles Dickens e al romanzo “Il mistero di Edwin Drood”: un oppiaceo giallo coniugale il cui finale non trova inchiostro per la scrittura della parola fine.

Nel mondo del vino la parola “incompiuto” non ha assolutamente senso, per cui ce ne scusiamo con i lettori se le coniugazioni concettuali dovessero sembrare fuori tema. In realtà no lo sono affatto.

Il racconto nasce quando il mare ricopriva, nell’era terziaria, l’odierna Côte d’Or e il suo circondario fino ad allungarsi a est, fino ai Pays d’Amoux e all’odierna Dole, poi Poligny, Champagnole e via con la Svizzera.

Questo territorio si chiama oggi Jura e si formò all’inizio dell’era terziaria. Oggi il Jura è un ampio territorio che trova i propri confini tra la valle della Saône e i monti sopra Mores e Saint-Claude.

Il Jura in fatto di viticoltura può vantarsi si essere uno dei più vecchi siti di Francia, anche se è sceso dai 20.000 ha del XIX secolo ai 1850 odierni.

I vigneti alloggiano tra un’altitudine oscillante tra i 250 e i 480 metri slm, il suolo è marnoso e argilloso, dai variegati  colori verde e rossastro.

Arbois è un villaggio di 3.600 anime che si estende lungo i primi pendii del plateau dello Jura, e questi pendii sono adatti alla coltivazione della vite.

Tra i vitigni più diffusi troviamo la Chardonnay (45%), mentre quello che rappresenta lo spirito del terroir è sicuramente il Savagnin o Naturé, qui coltivato nel 15% dei vigneti.

Secondo Pierre Galet il Savagnin è originario di Tramin, Sud Tirolo, e si espanse in Svizzera e nel Palatinato prima di giungere nelle Franca Contea e quindi ad Arbois.

Ed è del Savagnin il racconto odierno, però da non accostare alla parola incompiuto del titolo, semmai usarle in modo più illuminante.

Ma veniamo al dunque.

La bottiglia di forma pseudo clavelin porta in etichetta la dizione AOC Arbois abbinata al nome dell’uva Savagnin, la vendemmia è il 2009, la gradazione alcolica 14%

È un vino immensamente dorato, illuminante per splendore di limpidezza, visivamente consistente  con archetti fitti, regolari e lenti a scendere, in puro stile corso sommelier.

Il profumo è simil manzanilla, paglia secca, sorba appassita, susina gialla, mandorla bianca essiccata, uvetta imbibita in cognac, Lillet bianco e zenzero.

Si intuisce che c’è una speciale lavorazione, infatti l’etichetta riporta un allevamento in legno per 30 mesi, senza travasi, senza rabbocchi e con presenza in superficie del “voile de levures”, forse più conosciuto come ”velo de flor”. Questi lieviti prima operano in ambiente anaerobico, poi a zucchero trasformato cominciano un viaggio aerobico di abbattimento anche di acidi che vengono convertiti in acetaldeide, e infine creano quei sentori di preziosissima ossidazione armoniosa al vino.

Il gusto sembra latente in effetto fresco, e così lo è perché sovrastato dall’effetto caldo e morbido degli alcoli e da una linearità sapida di rara espressività. Il gusto è secchissimo, nel senso di dry, ma non fresco per acidi.

E di fatto, per alcuni, questo Savagnin 2009, Arbois AOC del viticoltore Tissot, è un Vin Jaune incompiuto, invece si merita di essere chiamato compiutamente evoluto nel suo aspetto di incompiuto, ossia interrotto.

L’abbiamo provato in abbinamento con della guancia di maiale su letto di purea di patate, l’incontro è stato ultrasonico, quasi paradisiaco.

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)