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venerdì 11 dicembre 2015 16:00:00

di Ivano Antonini

Non c’è niente da fare. Ci sono nomi in enologia che hanno un appeal che altri non posseggono e sono capaci di farci varcare il confine della più fervida immaginazione. Testimonianza del fatto è che non faccio in tempo a finire di pronunciare la parola “Montalcino” che Mario è già in macchina con le cinture allacciate. Per chi non se lo ricordasse, Mario rappresenta il mio alter-ego, colui che è sempre al mio fianco, l’anima che mi accompagna nei nostri viaggi e con cui condividere tutte le nostre passioni. L’avete conosciuto nella puntata dedicata alla Franciacorta, apparsa sul numero 5 della rivista Vitae.

Ed è proprio lui che mi sta accompagnando in questo viaggio su è giù per lo stivale, allo scopo di toccare le denominazioni più famose, raccontandovela però in una maniera insolita, ovvero portandovi la voce dei piccoli protagonisti. Quelle piccole-grandi cantine ancora sconosciute al grande pubblico, condotte da persone dotate di uno spirito territoriale, genuino e “alla mano”, molti di questi iscritti al partito della “new generation” del vino. Contadini e viticoltori che ad oggi non abbiamo visto in smoking a ricevere fiumi di premi e grondate di applausi, calcando i più luccicanti palcoscenici del vino mondiale.

Dicevamo dunque che oggi faremo tappa a Montalcino.

La giornata inizia presto, con la sveglia di quelle fastidiose che arriva in piena fase REM. Tuttavia non si può indugiare perché la strada da fare è tanta e quindi si apre velocemente il rubinetto della doccia dell’acqua fredda per prendere subito contatto con il mondo e in men che non si dica si sale in macchina. Ci accorgiamo che sopra di noi, il cielo, è ancora tappezzato di stelle. A quest’ora, tutto ciò che ci circonda è ancora assonnato. Per strada, a farci “compagnia”, troviamo solo i metronotte, qualche operatore ecologico e gli operai del primo turno lavorativo. Dopo alcune ore di viaggio ecco che siamo vicini alla meta, Montalcino è lì di fronte a noi nella sua più totale magnificenza, splendidamente irradiato da un sole che la dipinge di colore giallo, con il castello che svetta imperioso, brillando nella sua veste oro quasi fosse la madonnina del Duomo di Milano. Siamo in provincia di Siena, al confine con quella di Grosseto. Ci raccontano che l’origine del suo nome è tutt’ora incerta. Da un lato c’è chi sostiene che il nome derivi da Mons Lucinus, ovvero monte dedicato alla dea Lucina, risalente a un documento datato 814 facendo riferimento a una citazione dell’imperatore Ludovico il Pio. Un’altra invece, quella più probabile, sembra farla risalire a Mons Ilcinus, ossia Monte dei Lecci, pianta molto diffusa nella zona.

Ma il vero motivo che ci ha spinto fin qui, pronto a giustificare tutta l’euforia mia e del mio amico Mario, ha un nome che richiama tuttavia il Sangue di Giove, conosciuto a tutti come “Sangiovese”.

E il magico richiamo di questo nobile vitigno ci porta oggi a fare visita ad aziende che si sono appena affacciate nel favoloso panorama enologico ilcinese, oppure sono aziende che hanno una storia molto più antica, ma che hanno dato svolta alla loro produzione aziendale, dando slancio, linfa e vitalità ai loro vini. Al termine della nostra giornata, abbiamo deciso di fare visita anche all’azienda Paradiso di Manfredi, la quale non è proprio una “new entry”, ma che secondo noi non gode ancora del giusto riconoscimento verso il grande pubblico. A tutto questo aggiungiamoci pure l’assaggio di molti Brunello 2010, salutata da più parti come una delle più grandi annate del nuovo millennio.

L’annata 2010 è partita tardi col germogliamento, causato da temperature primaverili piuttosto basse, seguita da un’estate, qui a Montalcino, che se la ricordano ricca di giornate dal tempo bello e stabile, intervallate da alcune piogge nel mese di agosto. La fase di invaiatura si è avuta con dieci giorni di ritardo sulle medie degli ultimi anni, ma quello che ha giovato al Sangiovese, è stato il mese di settembre che ha portato la stragrande maggioranza della uve a una maturazione fenolica perfetta.

 

DEGUSTAZIONI

 

ALBATRETI - Montalcino (SI)

Era appena passato quel terribile inverno del 1985, quando la famiglia che abitava in questa tenuta dovette fare i conti con gli strascichi lasciati dalla tristemente famosa gelata. L’azienda agricola serviva per i sostentamenti della famiglia che viveva sulla mezzadria. Una stalla con quattro vacche e due vitelli, qualche ulivo e poco più. In più si doveva tenere conto dell’età ormai avanzata e le difficoltà che si possono avere per riuscire ad attingere a quelle forze ed il coraggio che occorrono quando uno si ritrova a dover ripartire da zero. Presero dunque la sofferta decisione di vendere l’azienda alla loro nipote ed a suo marito Gaetano Salvioni. Già, proprio i cugini “dell’altro” Salvioni. Gaetano è una persona di grande umiltà, sulle prime non ci pensava minimamente di fare vino, la sua vita era dedicata ad altro genere di affari. Questa doveva essere la loro tenuta di campagna per passarci le domeniche, a bisbocciare con gli amici. Fino a un fatidico giorno del 1999, quando lo convinsero a piantare i primi due ettari di vigna. Siamo sul versante sud-ovest di Montalcino, tra i 400 ed i 500 mt. La maggior parte dei 29 ettari della tenuta è coltivato ad alberi di alto fusto, lecci, querce e albatri che danno il nome all’azienda. Fino al 2008 vendettero l’uva, ma con l’arrivo della crisi ed il conseguente crollo dei prezzi di quest’ultime, Gaetano decise di attrezzarsi con una cantina per la vinificazione e dare una destinazione diversa al suo Sangiovese e quindi di imbottigliarlo in proprio. La 2009 è stata la sua prima annata di Brunello. In suo aiuto sono accorsi il cognato di Gaetano e l’enologo Federico Donnini, la superfice vitata ha raggiunto oggi i cinque ettari ed il futuro sembra ormai disegnato a tinte colorate. Come quelle dei quadri che abbelliscono le loro etichette, dipinti dallo stesso Salvioni.

82/100 – Rosso di Montalcino 2012
100% sangiovese – Alc. 14%
Rosso rubino. Un vino che sulle prime manca un po’ di nitidezza aromatica, ma che offre spunti interessanti nell’approccio e con l’ossigenazione. Frutto che pare essere appena colto, di buona vivacità, con tocchi vegetali, bacche di ginepro e floreale di geranio. Palato scorrevole e di beva piacevole, peccato solo per una trama tannica che chiude particolarmente asciutta e con un finale un po’ amarognolo, ma che non inficia il suo gradimento.

88/100 – Brunello di Montalcino 2010
100% sangiovese – Alc. 14,5%
Rosso granato di media profondità. Si cambia tipologia, ma si cambia levatura. Bello questo Brunello, nella scintillante versione targata 2010. Preciso nel dettaglio e sinuoso nelle forme. A cominciare da un frutto fragrante di mirtilli, ribes e lamponi, violetta di campo, cipria, tabacco da pipa e sfumature di eucalipto. Buona la ricchezza gustativa, scorrevole e con un tannino presente, deciso ma di buona fattura. Corpo ben sorretto dalla vena acido-sapida che dona integrità e piacevolezza di beva al vino.  

 

SANLORENZO - Montalcino (SI)

“Life is too short to make mediocre wines”. Questo è lo slogan che campeggia sul sito aziendale, usata parafrasando una famosa citazione. Luciano Ciolfi è l’anima di questo piccolo angolo di paradiso incastonato nella preziosa terra ilcinese. Ambizioso e irriverente al punto giusto, possiede e propaga tanta energia, contagiosa per chiunque gli sta intorno. Luciano fa parte di quella schiera della nuova generazione che sta donando nuova linfa al territorio, per certi versi svecchiando l’immagine popolare di vini imperiosi, possenti, da stappare solo nelle grande occasioni, portandoli verso una direzione più dinamica e dall’approccio più “friendly”. I suoi vini sono le sue creature. Davanti a questa 2010 è felice ed emozionato come un bambino in gita a Gardaland, capace di arrossire a ogni complimento, tanto quanto intristirsi per un misero 87/100 dato da Parker al suo vino. Azienda fondata da nonno Bramante, ereditata a sua volta da suo nonno Renzo nella notte in cui cadono le stelle, da cui il nome di Sanlorenzo. Siamo sul versante sud-ovest di Montalcino, i vigneti raggiungono i 40 anni di età per quelli più vecchi e dal 2012 sono convertiti alla coltivazione biologica.

87/100 – Rosso di Montalcino 2013
100% sangiovese – Alc. 14%
Il Rosso di Luciano Ciolfi è un vino che sprizza energia da tutti i pori e possiede una bevibilità che incalza al palato con falcate che richiamano quelle del grande Mennea sui 200 mt. Ottenuto dai vigneti più giovani ed affinato in botti non nuove, si muove tutto intorno alla centralità del frutto, vivo, pieno, grintoso e accattivante fino al midollo. Veste rubino profondo, frutta rossa appena colta e note di speziatura piccante come la radice di liquirizia e il pepe in grani. Palato generoso, tannini minuti e dolci. Il punteggio che Parker ha dato al Brunello, noi lo diamo invece al “Rosso”. Che è tanta roba per un “Rosso”.

93/100 – Brunello di Montalcino Bramante 2010
100% sangiovese – Alc. 15%
Luciano ha tutte le ragioni per essere soddisfatto di questo Brunello che mette in riga tutti quelli, seppur buoni, sfornati fino ad oggi da lui. Granato vivo e luminoso, molto profondo nella trama colorante. Naso che ha bisogno un po’ di tempo nel bicchiere, prima di prendere confidenza con il mondo esterno e verso chi lo sta degustando. Ma quando si apre è un mondo ancor più bello. Il frutto è di quelli che non si fanno dimenticare facilmente, complessità che sfodera tante piccole ed eleganti sfumature che vanno dai piccoli frutti rossi, alle note di violetta, rosa canina e proseguendo con un bagaglio speziato dove le spezie dolci trovano una bellissima armonia con quelle piccanti. Palato di grande freschezza, capace di reggere e dare vitalità ai suoi 15 gradi alcolici. Preciso, dettagliato e lungo il finale. Se vogliamo trovare il classico pelo nell’uovo, avremmo preferito un tannino meno asciutto, ma sappiamo che la perfezione non esiste e permette di dare margini di miglioramento in futuro. Esistesse un centro scommesse su cui puntare sui produttori del futuro, non avrei dubbi a metterci una cospicua somma sul suo nome.

 

FATTOI OFELIO & FIGLI - Montalcino (SI)

Il posto è da brividi per la bellezza dei vigneti che circondano l’azienda. Fattoi è situata nel versante meridionale di Montalcino. Se vi dovesse capitare di girare a vuoto perché non la trovate, vi basta chiedere informazioni, suonando magari il campanello di casa dei loro vicini, persone che rispondono al nome di Angelo Gaja o Gianfranco Soldera. Ci sono dunque tutti i presupposti per farci nascere qualcosa di speciale. Ma Fattoi è molto di più, qui regna uno spirito famigliare sano, genuino, che affonda le sue radici e trovano il mix perfetto per donarci grandi prodotti, ricchi di personalità. Babbo Ofelio è il fondatore dell’azienda mentre oggi abbiamo i figli che continuano il suo operato nel segno della tradizione ereditata. Leonardo è l’anima enologica, Lamberto quella agronomica e commerciale. Vini di grande fattura tra quelli prodotti fino ad oggi, pronti a regalarci nuove emozioni in futuro.

85/100 – Rosso di Montalcino 2013
100% sangiovese – Alc. 14,5%
Rubino vivace e luminoso. Un Rosso che sa il fatto suo, d’impatto. Mostra tutto il carattere del millesimo. A tratti stravagante per via di alcune sfumature che ricordano l’anice, il finocchietto selvatico e il carattere agrumato. Ribes e fragolina di bosco ne dipingono i lineamenti del frutto.
Palato teso per via della sua esuberanza di freschezza, lineare e di grande bevibilità.

91/100 – Brunello di Montalcino 2010
100% sangiovese – Alc. 14,5%
Rubino compatto e profondo. Gli americani usano il termine “gorgeous” quando si trovano davanti a un vino pieno, ricco e particolarmente “succoso”. Il Brunello 2010 di Fattoi è anche questo ma non solo. Ci avevano già abituati bene con una superba prova nella 2009 e in questo caso si sono superati. Frutto denso e maturo, addirittura possente senza disdegnare eleganza, acquista energia con l’ossigenazione dipingendo pennellate speziate e balsamiche. Al palato è flessuoso nello sviluppo nonostante la grande sensazione pseudo-calorica che si accasa fin dal primo istante. Tannino determinato, grintoso e pressante ancora da domare, lascia spazio a un finale di estrema godibilità e a un domani dal futuro radioso.

92/100 – Brunello di Montalcino “Selezionato da Luca Martini” 2010
100% sangiovese – Alc. 14,5%
Rubino verso il granato. Un Brunello che sembra disegnato da un architetto diverso. Meno esuberante del campione precedente, gioca su un profilo aromatico più suadente, meno irriverente e con una maggiore definizione aromatica, seppur più minuta. Frutto di sottobosco, con una chiara matrice speziata e una maggiore sferzata minerale. Al palato si mostra meno avvolgente ma si distende con una maggiore profondità. Vigoria e linearità, tannino che sembra ricamato, fine e minuto, chiude con una scia sapida sul finale davvero intrigante. In questo vino ci sono entrati solo le parcelle migliori, selezionate da Luca Martini, campione del mondo dei sommelier nel 2013.

92/100 – Brunello di Montalcino Riserva 2008
100% sangiovese – Alc. 14,5%
Dovessi sintetizzare questo vino in una sola parola, utilizzerei il termine “leggiadro”. Termine che difficilmente si accompagna a una Riserva di Brunello. Eppure in questo vino abbiamo i tratti garbati, delicati e sottili che emergono attraverso il frutto e il suo corredo speziato. Palato che si propone con le stesse movenze, sfoderando una stoffa di grande distensione e di avvolgenza, dove il ricamo del tannino sembra lavorato all’uncinetto per quanto è fine e garbato. Profondità da vero campione.

IL BOSCO DI GRAZIA - Montalcino (SI)

Azienda tutta al femminile questa piccola realtà, gestita dalle sorelle Elisabetta e Giulia Rubegni, al fianco di mamma Maria Grazia. Anche in questo caso parliamo di una nuova realtà ilcinese, visto che i vigneti sono stati impiantati nel 2000. Il Bosco di Grazia si trova sul versante sud-ovest di Montalcino a 300 mt s.l.m. Il presente racconta di vini la cui qualità è tangibile, ma il futuro va seguito con la lente di ingrandimento, poiché i margini di miglioramento ci sono tutti. Vini con una personalità tutta femminile, improntata su eleganza aromatica e un’armonia nello sviluppo olfattivo e gustativo.

82/100 – Rosso di Montalcino Grazia 2013
100% sangiovese – Alc. 13,5%
Rosso rubino. Assaggiandolo, si capisce subito in che direzione vanno i loro vini. Astenersi chi è alla ricerca di vini ricchi di polpa e di concentrazioni perché non fanno al caso loro. Qui ci si avvicina solo se si cerca grazia (nomen omen…) e finezza.
Approccio aromatico diretto e snello, con un corredo fruttato di sottobosco e agrumi. Bocca sottile, agile e slanciata, dove emerge un tannino energico, pronto a lasciare il campo a una chiusura di grande gradevolezza.

90/100 – Brunello di Montalcino Grazia 2010
100% sangiovese – Alc. 14,5%
Rubino compatto tendente al granato. Questo vino non solo coincide con la grande annata di cui abbiamo già abbondantemente parlato, ma è anche il decimo anniversario delle vigne qui, al Bosco di Grazia. Quindi hanno raggiunto quella maturità giusta per dare ai vini struttura e profondità e proiettarsi nel futuro in maniera più determinata e serena. Un impianto olfattivo più carnoso rispetto allo stile professato nel “Rosso” e con un indice di sviluppo più marcato e più orientato verso una speziatura dove troviamo fusione tra quelle dolci e quelle più piccanti. Al palato incalza la sensazione pseudo-calorica, presto ravvivata da una scia sapida e mentolata. Buona la struttura in armonia con la trama tannica. Da assaggiare e riassaggiare.

 

FONTERENZA - Montalcino (SI)

Francesca e Margherita Padovani, milanesi di origine e ilcinesi d’adozione, sin da bambine erano solite scorrazzare per questi luoghi fino a quando, nel 1997, Margherita ha deciso di trasferirsi definitivamente, raggiunta pochi anni dopo dalla sorella. Nel 1999 piantano la loro prima vigna. Siamo in località Poggio San Polino nella zona sud-est di Montalcino. Scelgono di dedicarsi fin da subito alla coltivazione biologica per poi saldamente orientarsi verso quella biodinamica. Più che di “viticoltura naturale”, amano definirsi “produttrici naturali”, infatti i loro vini sono lo specchio dei loro pensieri. Ricchi nella sostanza, semplici nell’approccio, trasparenti nello stile, un taglio che mi piace definirlo un po’ “acqua e sapone” per via di questa inclinazione leggiadra, senza trucco, con il giusto tocco di femminilità, ma non privo di ricchezza e complessità.

86/100 – Rosso di Montalcino 2012
100% sangiovese – Alc. 14%
Rubino compatto. Approccio olfattivo che si offre con garbo, dolcezza aromatica e precisione nel dettaglio. Temperamento docile nella progressione olfattiva, si parte da ciliegine sotto spirito, mirtillo, ribes e violetta, passando poi ad un tocco di speziatura che lo rende ancor più intrigante. Palato scorrevole e pulito, con tratti decisi e segnati da un tannino rigoroso e risoluto, riesce a chiudere in maniera allettante e con buona lunghezza.

92/100 – Brunello di Montalcino 2010 (in affinamento)
100% sangiovese – Alc. 14%
Esame visivo tra il rubino e il granato lucente. Vino dall’anima carnosa e profonda, corredato tuttavia da quegli aspetti aggraziati, sottili e minuziosi che ci si aspetta dalle scelte delle sorelle Padovani al prospetto di una grande annata. Frutto che si esprime con maturità e scioltezza, pronto a lasciare il campo a vere e proprie folate di eucalipto, ginepro, liquirizia, capaci di dare vitalità in fase olfattiva, con un fascino indimenticabile. Palato che si distende sulla medesima lunghezza d’onda e al richiamo di eleganza e finezza, questo Brunello risponde sempre: presente! Trama tannica energica, vibrante, dona larghezza e profondità gustativa. Una spinta calorica che avrà modo di assestarsi e trovare il giusto equilibrio con la scia fresco-sapida e donare maggiore allungo in chiusura.

89/100 – Brunello di Montalcino 2009
100% sangiovese – Alc. 14%
Colore granato di media profondità. Naso che si propone con un profilo più evoluto e meno ricco negli aromi, frutto di un’annata che sicuramente non entrerà negli annali dei millesimi indimenticabili. Margherita e Francesca hanno messo certamente del loro per tirare fuori un Brunello degno del nome che porta, offrendo anche una delle più belle versioni tra quelle numerose della 2009 che ho avuto modo di assaggiare. A parte le classiche note di frutta rossa, quello che colpisce è l’originalità di una proposta olfattiva legata a un ventaglio di erbe aromatiche, come origano, dragoncello e rosmarino. Palato che scorre in maniera più sciolta e dotato di un tannino meno incisivo, se paragonata alla 2010. Piacevole tuttavia il finale.

 

FATTORIA DEL PINO - Montalcino (SI)

Jessica Pellegrini è alla guida di questa nuova realtà vitivinicola situata nella zona Montosoli di Montacino. Giovane e gioviale, Jessica ha forza ed energia da vendere, innamorata della vita e del sangiovese. L’azienda nasce nel 2000, ma è solo nel 2010 che decide di prendere in mano le redini dell’azienda e dare una sferzata alla sua vita e a quella aziendale. Termina il rapporto di vendita delle uve e anima la sua cantina con vasche e botti, iniziando così la sua nuova attività di produttrice. I vini che produce sono proprio come lei, radiosi ed espansivi.

83/100 – Rosso di Montalcino 2012
100% sangiovese – Alc. 14%
Rubino tendente al granato. L’olfatto è piacevole, dettato da un frutto quasi vinoso e parecchio curioso se consideriamo l’annata e chiude su sfumature di erbe officinali. Con l’ossigenazione tende a mostrare anche un carattere speziato piccante. Il sorso è la continuità di quanto registrato all’olfatto, ma con una maggiore maturità del frutto. Buona la freschezza e la chiusura.

89/100 – Brunello di Montalcino 2010
100% sangiovese – Alc. 14,5%
Granato profondo. Il sipario olfattivo si orienta su sfumature di macchia mediterranea, pasta di olive, erbe aromatiche e chiodi di garofano. Il frutto racconta di piccoli frutti rossi, mentre subito dopo emerge un floreale delicato di petali di rosa. Se al naso si rivela in maniera più disciplinata e garbata, ecco che al palato sfodera un’indole più energica e determinata, parlando di tannini ed acidità. Sostanza e leggiadria trovano la giusta fusione, mentre l’allungo è capace di fare breccia nell’articolazione con il giusto passo emozionale.

 

IL PARADISO DI MANFREDI - Montalcino (SI)

Giungere al Paradiso di Manfredi è un po’ come fare un salto indietro di decenni. Azienda che non è proprio di primo pelo a Montalcino, ma riteniamo che fino ad oggi sia stata un po’ sottovalutata al grande pubblico. Una volta arrivati, io e Mario ci sentiamo come Benigni e Troisi nel film “Non ci resta che piangere”. Il tempo sembra essersi fermato in questa località, lo si capisce dalla meticolosità del lavoro svolta nella maniera più “manuale” possibile. Cantina quasi priva di tecnologia, e paesaggi incontaminati, dominano il Paradiso. Ma soprattutto lo notiamo interagendo con Florio, classico uomo d’altri tempi, dotato di movenze, di una gestualità, del linguaggio e di una gentilezza ormai rara da trovare nell’era 2.0 del vino. Uomo di una cultura enciclopedica, restiamo appesi alle sue labbra per tutto il tempo della visita. Florio è il genero di Manfredi Martini, esperto agricoltore e tra i soci fondatori del Consorzio del Brunello di Montalcino.  A lui il compito di continuare la linea tracciata dal suocero. Siamo di fronte alla Collina Montosoli in uno dei posti suggestivi del territorio ilcinese. Un Paradiso nel vero senso del termine. Un vero e proprio Eden a 360°.

91/100 – Rosso di Montalcino 2013
100% sangiovese – Alc. 13%
Se da un lato, la visita al Paradiso di Manfredi, ci fa sembrare di fare un salto indietro nel tempo, dall’altro lato possiamo dire che l’assaggio dei loro vini ci proiettano in un’altra dimensione. “Another Planet” direbbero gli inglesi. Viaggio che parte proprio dal “Rosso”. E che “Rosso”. Rubino luminoso, carnoso. Graffiante, incisivo e pieno di vitalità, viaggia con la quinta marcia inserita. Bagaglio aromatico che si propone con sfumature di gelatina di fragola, lampone, iodio, macchia mediterranea e noce moscata. Palato introverso al primo impatto, tende ad allargarsi nel prosieguo della degustazione. Sempre in tensione, alcol, spessore e tannini vanno a braccetto con la profondità gustativa che fatica a sciamare. E questo tutto a vantaggio dell’articolazione.

92/100 – Brunello di Montalcino 2008
100% sangiovese – Alc. 13,5%
L’annata 2008 è il millesimo più recente che Florio ha attualmente in commercio. Granato luminoso. Al naso mostra subito di che sostanza è fatto. Un vino di razza e stoffa, capace di correre dritto sui binari dell’eleganza. Scintillante nel frutto, capace di stratificarsi sempre di più con l’ossigenazione regalando note di prugna secca, datteri, fico e lampone in confettura. Parte speziata molto contratta in questa fase evolutiva. Palato deciso, la trama tannica fitta e mordente non toglie fiato e non frena una profondità che chiude con lunghezza e tanta mineralità. Emozionale.

93/100 – Brunello di Montalcino Riserva 2007
100% sangiovese – Alc. 13,5%
Granato con sfumature color ruggine. Una grande espressione di sangiovese frutto di un’annata calda, ma dove il savoir faire aziendale e la magia del terroir del Paradiso, riescono a dare nerbo ed esuberanza anche nei millesimi caldi, senza mai facendoli apparire affaticati. Impianto olfattivo che sa essere accattivante, suggestivo ed appagante. Di grande eleganza, fascino e quel pizzico di sex appeal che lo rende ancor più intrigante. Frutta rossa in confettura, floreale rosso appassito, curcuma, tabacco biondo, cuoio, incenso e note di legna arsa. Palato caloroso nella sua avvolgenza, dove fanno capolino sapidità e mineralità. La trama tannica minuta e la sua profondità in chiusura, lo rendono un vino indimenticabile.

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)