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martedì 17 dicembre 2013 09:30:00

Non è la prima volta che trattiamo queste notizie che di solito arrivano dai paesi extra europei. Questa volta è il sito Businnes-Standard a rivelare, attingendo da “The Independent”,  che Charles Holahan, psicologo della Texas University, trova naturale affermare che una beva moderata sarebbe da associarsi con una basso rischio di mortalità, rispetto a chi non ha questa usanza.

Le ricerche da lui condotte  attraverso l’associazione tra consumo di alcool e tutte le cause di mortalità sopra i 20 anni, in mezzo a un campione di 1.824 adulti, portano a evidenziare che chi non consuma alcool sembra abbia un rischio di mortalità più alta, indipendentemente che siano stati in passato forti bevitori o no, rispetto a coloro che sono dei bevitori moderati.

Il risultato dello studio ha concluso che in relazione all’età e al sesso e a un consumo moderato, chi si astiene dovrebbe avere più di due volte aumentato il rischio di mortalità.

Però i forti bevitori vedrebbero aumentare il rischio di mortalità del 70%, mentre i bevitori leggeri avrebbero un incremento del 23%.

La cosa cambia se l’astemio ha un perfetto controllo per eventuali passati problemi di bevitore, di quelli esistenti o in atto, ha un ponderato controllo delle chiavi sociodemografiche e dei fattori che incidono sui fattori socio-comportamentali. In questo caso (sempre per età e sesso) i rischi di mortalità si riducono se comparati con i bevitori moderati.

Lo studio, tratto da “Alcolismo: ricerche cliniche e sperimentali”, insiste che, anche dopo l’aggiustamento di tutte le possibili e probabili variabili, gli astemi e i forti bevitori continuano a mostrare un rischio di mortalità superiore tra il 51 e il 45%, rispetto ai bevitori moderati.

Pur tenendo anche conto di tutte le variabili tradizionali e non tradizionali, un moderato consumo di alcol continuerebbe a mostrare degli effetti benefici sulle proiezioni dei rischi di mortalità.

Da parte nostra ci troviamo un po’ scombussolati da questo studio, e abbiamo usato il termine “scombussolati”, proprio perché non riusciamo a questo punto a trovare la via – nonostante la bussola – della moderazione, intendendo con ciò: cosa è, e quanto è la moderazione? Quali sono i lati del bere moderato? Moderato è uguale a consapevole? Quando possiamo considerarci bevitori moderati, quando degustiamo?

Se poi lo studio ci dovesse in futuro informare che la moderazione consiste nel bere poco e bere bene, che moderazione significa sorbirsi 2/3 bicchieri al giorno (max 375 ml), che i medesimi vanno accompagnati al cibo, che prima di berli sarebbe opportuno essere in possesso di un minimo talento di degustatore (magari un corso AIS sarebbe molto utile), e che alla fine il vecchio detto: un bicchiere di vino al giorno toglie il medico di torno, (ma lo lascia vigile: aggiungiamo), ha ancora una attuale valenza.

Allora non ci resta altro che concludere affermando che di questo studio potevamo farne a meno, soprattutto ora che si stanno avvicinando le festività di fine anno, giornate in cui – è  notorio – il gomito viene alzato più di tre volte al giorno da coloro che hanno un minimo feeling con qualcosa di moderatamente alcolico.

Per cui moderandosi di qua, moderandosi di là, alla fine riusciremo anche a centrale il tema di quel bere che i ricercatori di Harvard evidenziarono già nel 1976 e cioè che moderate quantità di alcool risultano benefiche per la salute del cuore, nella cura del diabete tipo 2, per il mantenimento della memoria e contro le infiammazioni. In generale il vino ritarda il naturale decadimento organico.

Quei ricercatori determinarono in 30 grammi di alcool di vino al giorno la quantità benefica per l’organismo dell’uomo, per le donne è la metà (?).

Detto questo, si ricorda che l’etanolo ha un peso specifico di 0,795 – che arrotondiamo per semplicità a 0,8. Un litro di alcool pesa 800 gr, quindi se un litro di vino ha 12°, avrà il 12% di alcool, cioè 120 ml di alcool. Per cui in un litro di vino a 12 gradi ci sono 96 grammi di etanolo, in ¼ di vino ci saranno 24 gr, e in un bicchiere da 100 ml (1/10 di litro) troveremo 9,6 gr, che arrotondiamo a 10 gr. Alla fine di questo calcolo il risultato di tre bicchieri al giorno corrisponde ai 30 gr dello studio dell’Università di Harvard e quindi al suo effetto benefico.

Però occhio, perché 30 gr di vino tutto insieme potrebbe corrispondere a un livello di tasso alcolico nel sangue superiore al limite (dipende da peso corporeo e sesso).

Questo non dovrebbe accadere quando si degusta il vino al corso, perché la dose che viene servita, soprattutto nel secondo livello, dove abbiamo quattro vini, sarà di 200 ml massimo, per cui circa 20 gr di alcool; però se uno ha bevuto prima, oppure prosegue, la cosa cambia completamente.

Ciò detto, per queste festività tenete conto di queste osservazioni, se poi dovrete guidare e comunque, in base a questi dati accademici, potremmo anche rimodellare il vecchio detto, e cioè: tre bicchieri di vino al giorno, forse non levano il medico di torno, ma di certo ci sollevano ogni giorno.

Scherziamo!

AIS Staff Writer

 

© Associazione Italiana Sommelier (ed altri contributi)